La solita voglia di essere grandi

Ci sono giorni in cui non hai il tempo per respirare (per fortuna che l’ossigeno entra ed esce in autonomia perché non sapresti come quantificare la fatica in agenda).

– Mamma, quando hai finito l’anno, mi regali la tua agenda? – la terzogenita seienne.

– Per farci che cosa?

– Per leggerla!

– Ma tu non sai ancora leggere… – La solita mamma si è mozzata la lingua troppo tardi per non vedere spegnere solo per un attimo la luce negli occhi della piccola di Pallandia Home.

– Per quando è finito l’anno, lo saprò fare! Ma quanto ci vuole perché finisca? – con il piglio della sfida appreso a sue spese dalla sorella autonoma e testarda.

Finirà troppo presto – si è detta la solita donna e di questo ne è fin troppo certa.

Ci sono giorni in cui la settimana non finisce mai, perché è un continuum di lunedì-martedì-mercoledì-giovedì-venerdì-sabato-domenica e non esistono più 24 ore per non fare assolutamente niente, perché c’è sempre tanto-troppo da fare.

– Ragazzi, vi vedo un po’ stanchini! – la solita affannata, una domenica mattina random.

– No, mamma! Oggi c’è scout! – il primogenito.

– Appunto. Oggi diluvia, non vi andrebbe di restare al calduccio?

– Nooo! Oggi esploreremo la nostra città. Dobbiamo portare il poncho, ma non l’ombrello – la secondogenita.

Appunto…

Ci sono giorni in cui ti ricordi per puro caso che devi fare la visita annuale di controllo dal pediatra e allora convogli tre figli in una maratona di peso-altezza-e-visto-che-ci-siamo-certificato-medico-per-lo-sport (e sudata galattica della solita accompagnatrice).

– Mamma, ti prego non mettermi in imbarazzo! – Pallino, nove anni.

Ci proverò amore piccolo a non metterti in imbarazzo – ha pensato la solita mamma.

Così ti accorgi che loro – i soliti figli – stanno crescendo, mettendo radici attorno a loro e tu ti sei persa il momento esatto in cui tutto ciò è avvenuto perché eri troppo occupata a trovare un buco in agenda per inspirare-ed-espirare.

Inspiro. Espiro. Inspiro. Espiro.

– Mamma, ti aspetto in sala d’attesa, ok? – Pallino, al termine della visita pediatrica.

– Ok, amore. Sei stato bravo e veloce.

– Mamma, mi dai un bacio? – in un sussurro sulla porta, prima di uscire dall’ambulatorio.

Inspiro. Espiro. Inspiro. Espiro.

La solita voglia di essere grandi (e l’insolito desiderio di tenerli ancora stretti stretti vicino a te per coccolarli).