L’anatra, la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch

L'anatra, la morte e il tulipanoL’anatra, la morte e il tulipano* di Wolf Erlbruch (E/O 2010) è uno di quegli albi che si può annoverare tra i libri di alta qualità.

E’ anche una di quelle storie che in biblioteca nessuno prende mai in prestito così per caso. La presenza della parola morte spaventa. La morte abbigliata con una gonna lunga e una vestaglia a quadretti sconvolge.

Le richieste in biblioteca di libri che parlano di morte sono sempre legate alla perdita di un parente stretto (di solito i nonni). La scelta però difficilmente cade sull’albo di Erlbruch. Troppo diretto? Troppo autentico?

“Era un po’ che l’anatra aveva una strana sensazione.
– Chi sei, e perché mi strisci alle spalle? – domandò. L’illustrazione a tutta pagina presenta l’anatra.

“Finalmente te ne sei accorta – disse la Morte.
– Io sono la Morte. In pantofole, la figura leggermente curva della Morte non incute paura. Quasi sorride. La mano nascosta regge un tulipano.

Dopo questa presentazione, i due protagonisti conquistano la pagina e fino alla fine compaiono insieme.

“L’anatra fu presa dal terrore.
E non le si poteva dare torto.
– Sei venuta a prendermi?

“- Ti starò accanto per il tempo che ti resta, nel caso…
– Nel caso? – domandò l’anatra.
– Sì… nel caso ti capiti qualcosa.
[…]
– E all’incidente ci pensi tu?
– All’incidente ci pensa la vita, come al raffreddore, e a tutte le altre cose che possono capitare a voi anatre. Per esempio la volpe.

“- Certe anatre dicono che si diventa angeli e si sta seduti sulle nuvole e si può guardare la terra dall’altro.
– Possibile – disse la Morte, e si mise seduta.
– In ogni caso le ali ce le hai.
– Certe anatre dicono anche che nelle viscere della terra c’è l’inferno, dove si finisce arrostite se non ci si è comportate da brave anatre.
– E’ sorprendente ciò che vi raccontate voi anatre. La verità è che nessuno lo sa.

Erlbruch riesce a cogliere l’essenza – anche con le illustrazioni – di un tema così difficile. L’ironia sottile (le ali per volare come gli angeli e l’inferno come il forno per l’arrosto) è delicata, ma capace di drammatizzare la paura che l’idea di morire incombe su tutti.

“- Oggi non torniamo allo stagno – disse l’anatra.
– Facciamo qualcosa di veramente eccitante.
La Morte si senti sollevata.
– Saliamo su un albero? – domandò beffarda.”

Nella pagina successiva Erlbruch lascia spazio solo all’albero dalla cima del quale sbucano le teste dell’anatra e il teschio della Morte e alla domanda successiva: come sarà dopo? Dopo la morte?

“- Quando sarai morta, anche lo stagno sparirà; almeno per te
– Ne sei certa? – chiese l’anatra stupita.
– Certa come si può essere certi di qualcosa.
– E’ consolante, quindi non dovrò rimpiangerlo, quando….
– … sarai morta – disse la Morte.
Parlare della morte le riusciva facile.”

L’anatra si spegne e la Morte le tiene compagnia sotto un cielo blu cobalto stellato e poi la adagia, insieme al tulipano, lungo il fiume che la porta via con la sua corrente.

La morte “la seguì a lungo con lo sguardo.
Quando la perse di vista, la Morte quasi si rattristò. Ma così era la vita.”

L’immagine con la quale Erlbruch chiude l’albo lascia – e come non potrebbe essere diversamente – un finale aperto. La morte passeggia. Una volpe e una lepre le giocano intorno.

La solita Simonetta ha letto l’albo al solito marito. Ha provato a leggerlo alle sue figlie (senza che ci siano stati lutti in famiglia). L’ha letto diverse volte da sola.

E’ un libro perfetto. Nessuna morale. Nessun compiacimento. Lo stile è pulito, essenziale, curato in ogni minimo dettaglio (nel testo, nella traduzione di Viola Starnone e nelle illustrazioni e nell’attenzione grafica dell’edizione italiana di Emanuele Ragnisco).

Un libro imperdibile e, purtroppo, non più disponibile in commercio.