Ci sono giorni, a giugno

Ci sono giorni – tipo questi – in cui, come ogni anno in questo periodo esatto, ho bisogno di mollare tutto, in cui non ho più voglia di nulla.

Ci sono giorni – tipo questi – in cui sono stanca, molto stanca, e non ho pazienza, neanche un po’, nemmeno un filo per nessuno (nemmeno per me stessa).

Ci sono giorni – tipo questi – in cui non ho voglia di andare a lavorare, perché ultimata la mostriciattola che a maggio per una settimana organizziamo nelle biblioteche in cui lavoro, le ultime energie si bruciano là per dare il meglio (o almeno ci si prova) per far capire che leggere è bello. A lavorare ci vado, sia ben inteso, ma con la lentezza e la disinvoltura di un bradipo.

Ci sono giorni – tipo questi – in cui mi posso permettere di andare al mare, così i bambini – pure loro sopra le righe per la fiacchezza che nove mesi di scuola comportano – possono rilassarsi e giocare senza limiti. E’ in questi giorni – lo so, ne sono consapevole – che mi rendo conto di disporre di un lusso bello e buono perché potersi infilare il costume, agguantare un paio di asciugamani e filare in spiaggia in bicicletta non ha prezzo.

Ci sono giorni – tipo questi – in cui mi chiedo cosa mi stia succedendo  e allora comprendo anche a cosa serve questo (in)solito blog e cioè a ricordarmi che non c’è niente di nuovo sotto il sole di giugno e che ho solo bisogno di pillole di vacanze esattamente come l’anno scorso, più o meno di questi tempi, e l’anno prima ancora.

Le solite cose, insomma.

La solita voglia di stendersi sul lettino in riva al mare con un libro (più spesso il mio kindle) tra le mani.