I soliti pop corn

La solita mamma e Pallino hanno passato il pomeriggio a rimbecillirsi davanti agli X-Men. Lui per solidarietà portava alla solita malata fazzoletti, acqua e beni di prima necessità. Lei faceva l’aerosol e si perdeva pezzi di storia tra un bzzz e un eccesso di tosse.

Le bambine e il solito padre volevano uscire. E sono usciti. E rientrati arrabbiati. E usciti di nuovo. Una sorta di yo-yo di cui madre e figlio hanno perso il senso (e forse hanno provato anche un po’ di fastidio a causa delle continue interruzioni).

– Siamo tornati! – il solito marito – Ma siete ancora là?

– Dove volevi che andassimo? – la solita Simonetta.

– A che punto siete?

– Siamo alla fine del secondo. Perché?

– Che ne dici di fare i pop corn?

– Ok, falli pure. Occhio però… Pallottolina, togliti da davanti alla tv che non vedo con te in mezzo – la solita donna.

Purtroppo il solito ingegnere ha un unico grande difetto. Dimentica le cose sul fuoco. Tra quelle che lui apprezza di più in versione abbrustolite (al limite del fumogeno casalingo) ci sono nell’ordine il caffè e i pop corn. Ieri è riuscito a fare l’en plain. Due su due nello stesso giorno non era ancora capitato. Sta crescendo e coccolando le sue dis-ability. Il solito sbagliando si impara evolve egregiamente (nel senso che è riuscito a concentrare nell’arco delle ventiquattr’ore i suoi migliori in assoluto bruciati d’autore).

– E’ che ho messo troppo olio – ha cercato di giustificarsi, l’insolito cuoco.

– Pallina, amore, ti nomino mia erede nell’arte di fare i pop corn. E’ tutta questione di padella calda e di orecchio. I pop corn bisogna sentirli – la solita mamma.

– Ok, la puzza di bruciato e l’aerosol devono averti abbrustolito i neuroni.

– Più che l’odore, è il fumo che mi fa perdere le coordinate. Per l’orecchio, invece non ci sono problemi. Pallina, a te l’onore.

Insomma piccoli cuochi crescono (per forza maggiore).