I soliti discrimini

Durante la chiusura ufficiale della vita lavorativa – che si tratti di weekend lunghi, vacanze natalizie o pasquali o ferie estive – i due coniugi si fanno un viaggio.
No, non di quelli con valigie e mezzi di trasporto. Troppo pigri, troppo stanchi, troppo qualcosa random.

– Ho trovato il discrimine – il solito compagno.

– No, non toccate! – la solita donna.

– Non mi ascolti.

– Come no. Il discrimine. Voi, non vi azzardate a raccogliere niente che non assomigli a una conchiglia e che pesi più di una vongola asciutta. Chiaro?

– Papi, dai possiamo portare a casa questo legno? – Pallino.

– Sì, basta che mi facciate parlare con la mamma senza interrompere un concetto fondamentale. Ok?

– Come sarebbe? Guarda cosa stanno raccogliendo i tuoi figli.

– Nessuno mi ascolta. Adesso vado a parlare con le cozze, forse mi daranno udienza più di voi.

– Ok, ti ascolto. Il discrimine…

– Mamma, corri. – Pallina.

– Dove siete? Sai che non voglio che andiate dietro le dune. Non vi vediamo.

– Corri, mamma. Vieni a vedere – Pallottolina.

– Cosa avete trovato? – Pallino, finalmente libero dall’oggetto contundente.

– Papi, vieni anche tu. Abbiamo bisogno di te.

– Cosa succede? – il solito padre imbronciato, irriducibile e non disposto a riempirsi le scarpe di sabbia.

– Oh, amore, credo che dovresti venire subito. Di corsa. Mi sa che qui c’è un discrimine – la solita moglie stronza.

Ecco, ci sono giornate in cui i soliti coniugi si attorcigliano attorno a dei concetti, che in fondo non sono che parole, ma che finché non sono stati sviscerati, ripetuti, scritti su salviette da bar, annotati, ripensati, masticati, sbriciolati sull’arenile possono sembrare solo concetti, appunto. Non è così per loro, però. E i soliti figli li conoscono bene certi concetti (e la solita mamma teme che prima o poi saranno oggetto di qualche testo scritto a scuola) e certi stati d’animo perché l’energia che si sprigiona da quelle chiacchierate al sapore di caffè diventano contagiose.

Sì, insomma, la solita famiglia è serena. Insolita, qualche volta, ma felice tanto da volere che questi giorni di stand-by lavorativo durino ancora. Valanghe di conchiglie stazionano nel terrazzo di Pallandia Home, quintali di sabbia fanno loro compagnia (nel terrazzo e negli stivali di gomma dei bambini) insieme a pezzi di legno artistici, palline e altri reperti estivi portati a riva dalle burrasche invernali.

Le solite cose, no :)?

Felice lunedì a tutti.