Insolito Giorno della Memoria

La solita donna ha serie difficoltà con gli appuntamenti fissi. Fatica a ricordare perfino il suo compleanno, figurarsi.

Il Giorno della Memoria no. E non lo sa perché. Sa però che è un tema che la sconvolge sempre e non solo il 27 gennaio: il suo scaffale dedicato allo sterminio degli ebrei, sulla nascita del sionismo, sulla storia di Israele (questa fino ai nostri giorni) è piuttosto nutrito.

Oggi ha scelto Jan Karski, l’uomo che scoprì l’Olocauso* di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, edito da Rizzoli Lizzard. Si tratta di un fumetto dedicato alla storia di Jan Karski, partigiano polacco il cui vero nome era Jan Kozielewski che già nel 1943 era riuscito ad incontrare Churcill e Roosvelt portandogli la testimonianza diretta di quanto russi (nei gulag) e tedeschi (nei campi di concentramento) facevano, avendoli vissuti personalmente come prigioniero e come testimone oculare.

Nel ’43 però la risposta che Jan Karski ottenne fu:

– […] gli sforzi bellici e dell’intelligence al momento sono concentrati su altri obiettivi. Verrà il tempo per fermare quelle atrocità… chissà quando.

– E intanto ebrei, zingari, pazzi, storpi, omeossesuali e nemici saranno ammassati in quell’inferno. L’ho visto con i miei occhi, e so di cosa sono capaci i nazisti: io non riconosco più il mio volto. E’ come se avessero annullato la mia persona, la mia personalità.

Fuga dal campo14In contemporanea ho scoperto e divorato anche Fuga dal campo 14* di Blaine Harden (Codice edizioni), nel quale si parla ancora di campi di prigionia, ma questa volta nella Korea del Nord e tutt’ora funzionanti. Questo saggio racconta la storia di Shin Dong-hyuk, agghiacciante e sconvolgente: è l’unico uomo nato in un campo di prigionia della Corea del Nord ad essere riuscito a scappare e a poterlo raccontare. La sua fuga e il libro che la racconta sono diventati un caso internazionale. Il Campo 14 è grande quanto Los Angeles, ed è visibile su Google Maps: eppure resta invisibile agli occhi del mondo. Il crimine che Shin aveva commesso era di avere uno zio che negli anni ’50 era fuggito in Corea del Sud. Shin non sapeva dell’esistenza del mondo esterno visto che era a tutti gli effetti uno schiavo. A ventitré anni è riuscito a fuggire attraverso la Cina, e da lì in America.

Quello che colpisce di questo racconto è il fatto che l’Olocausto – e il Giorno della Memoria – ha insegnato poco, visto che quello che succedeva allora continua a succedere oggi nell’assoluta indifferenza.

L’autore, Blaine Harden, corrispondente per il Washington Post e giornalista del New York Times, scrive: “[…] in una cultura mediatica che si nutre di celebrità, nessuna star del cinema, nessun idolo pop o nessun premio Nobel si è speso per una causa così distante.”

Suzanne Scholte, attivista che ha portato alcuni sopravvissuti a Washington, infatti dice: “I tibetani hanno il Dalai Lama e Richard Gere, […], i darfuniani Mia Farrow e George Clooney. I nordcoreani non hanno nessuno di anche lontanamente paragonabile.”

Non sa perché, o forse sì, ma in questo Giorno della memoria la solita Simonetta si sente più triste del solito.

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Jan Karski. L'uomo che scoprì l'Olocausto Book Cover Jan Karski. L'uomo che scoprì l'Olocausto
Marco Rizzo
Fumetti
2014
160