Insolite attenzioni

Ore 7.30 di un (in)solito sabato mattina. Nella camera dei soliti adulti.

– Mamma, quali scarpe di papi ti piacciono di più? – Pallina, secondogenita, in ginocchio per terra davanti al padre impegnato a vestirsi.

– Qual è la scelta? – la solita mamma.

– Lascia perdere, non cominciate a rompere, ok? Già è sabato mattina… – il solito papà, in versione orso, condizione che lo accompagna fino alle 10 della mattina, tutti i giorni, festivi compresi.

– Tra queste qui – Pallina indica alla solita Simonetta quattro diversi paia di scarpe del padre.

– Quelle nere.

– Piantatela. Tutte e due.

– Anche io preferisco quelle nere. Questa mattina papi ti metti queste. E poi ti metti il maglione azzurro, tieni – Continua impeterrita la seienne-quasi settenne.

– No. Non voglio quello azzurro. Voglio metterne un altro – l’insolito marito.

– Mamma, che maglione metto al papi?

– Faccio da solo, ok?

– Come no? Approfitta che sono in casa e non devi chiamarmi al telefono per fare la caccia al tesoro ai tuoi vestiti. Ahah! – laa solita compagna.

– Non prendermi in giro e portati fuori dalla stanza anche tua figlia – il solito fosco mattiniero.

– Ecco, questo è perfetto. Vero mamma? – Pallina, perfetta vice-fashion figlia.

– Ci sta? – il solito marito.

– Alla perfezione!

– Ti fai la barba papi? – Pallina, ancora.

– No!

Pallina, insolita figlia di un papà rappresentante di classe, pretende di essere accompagnata da sola ogni sabato mattina dal solito ingegnare. Cioè, la solita mamma e i fratelli possono arrivare con calma e facendo preferibilmente un percorso alternativo, visto che anche il maggiore frequenta la stessa scuola e condivide lo stesso ingresso. Per l’appuntamento con i genitori dei suoi compagni di scuola, la figlia di mezzo ambisce che il solito padre sia vestito, pettinato e sbarbato come se dovesse presenziare alla Casa Bianca. Peccato che il solito orso non senta la stessa esigenza: per lui l’estetica non è una priorità (e non solo il sabato).

– E’ ufficiale: quando non ci sono io, sei sotto il diretto controllo di tua figlia. Ti tiene d’occhio e non si demoralizza a causa del tuo umore tetro.

– Grazie, eh! Cavoli, è peggio di te. Non mi dà tregua e per domani mi sta già assillando per come devo vestirmi per il compleanno della sua amica L. Non ce la posso fare.

– Ce la fai, ce la fai :).