I soliti quesiti in autostrada

I giorni di festa della solita famiglia sono sempre simili tra loro. Di norma è prevista l’attesa della vigilia, con preparativi affidati da un paio di anni all’insolita party planner in progress (che è Pallina, la secondogenita), un lungo viaggio in macchina il 25 dicembre e un Santo Stefano di recupero della normalità.

Babbo Natale ha rispettato i desideri dei soliti figli, che come ogni anno hanno preparato latte e biscotti (acqua e carote per le renne) e un lumino acceso per evitare che il Grande Vecchio sbagliasse la destinazione. D’abitudine quando non c’è obbligo di sveglia controllata, i bambini anticipano di gran lunga l’orario d’ordinanza e così alle 5.30 del giorno di Natale corse furibonde di piedi nudi lungo il corridoio e voci sussurrate hanno dato il buongiorno ai soliti genitori. Da quel momento è stato come entrare per due giorni in un mondo scandito da ore e minuti, senza tregua.

– Mamma, sono le 6.51 e stiamo uscendo di casa.

– Sono le 7.17 e stiamo entrando in autostrada. – E per tutto il giorno ogni azione è stata associata all’ora esatta. E se Pallino, autore della richiesta di un super-orologio da polso, dimenticava di aggiornare lo scorrere del tempo, il resto della famiglia provvedeva a chiedergli: – Che ore sono?

Le bambine hanno chiesto quantità industriali di colori (a cera, a spirito, a matita), di fogli, di colle e di sbrilluccichi, affinché il loro desiderio di disegnare non fosse repentinamente messo a tacere da un consumo smodato dei primi giorni. In macchina il kit dell’artista non poteva assistere le due insolite viaggiatrici, motivo per cui le ore di automobile sono passate tra metti il cd di Natale – togli le musiche di Natale – siamo arrivati? – accendi la radio – che ore sono? – spegni la radio – quanto manca? – mi scappa la pipì – mi compri laqualunque all’autogrill – no, altrimenti vomiti – che ore sono? – siamo arrivati?

Non sono mancati proclami filosofici abbandonati sulla via del ritorno, quando il buio ha avvolto le solite menti psichedeliche.

– Guarda la luna! Ci segue, vero? – Pallottolina, cinquenne.

– Certo, siamo una famiglia speciale e ci tiene d’occhio, no? – la solita mamma.

– No, non è vero. La luna sta solo là. Non si sposta per venire con noi – Pallina, la quasi settenne.

– Guarda che c’è il sistema solare. E la luna gira intorno alla terra, mica ci può seguire – Pallino, figurasi.

– Però, secondo me la luna ci segue, vero mamma? – la piccola.

– Certo amore, segue noi che siamo speciali. Loro sono solo per caso in macchina con noi, che ci dobbiamo fare? Mica possiamo abbandonarli in autostrada. Ci fanno la multa altrimenti – la solita donna che vive della fantasia riflessa della terzogenita.

– Però sul Big Bang chi ha ragione? Dio o la scienza?

– La scienza! – in coro i soliti genitori.

– Che ore sono Pallino? – il solito papà, sorridendo alla luce tenue del cruscotto.