Il solito pranzo della domenica

Una domenica a pranzo a Pallandia Home (unico giorno in cui si mangia con calma tutti insieme).

– A tavola! – la solita mamma, con un paio di minuti di anticipo rispetto al momento in cui i piatti atterrano al loro posto.

– Io mi siedo a capotavola – Pallina, la secondogenita.

– Quello è il mio posto! Spostati – il solito papà.

– Io voglio stare vicino alla mamma! – Pallottolina, la terzogenita ruffiana – Perché, è vero mamma, che sei la mamma migliore dell’universo?

– No, non puoi stare sempre tu vicino alla mamma – Pallina, pronta alla sfida.

– Pallinooo! Vieni a tavola? – la solita mamma.

– Aspetta un attimo… – il primogenito zen.

– Mamma, non è giusto che Pallottolina stia sempre seduta vicino a te – Pallina.

– Papi, vai a prendere la caraffa dell’acqua per favore e cerca di sedare le tue figlie – la solita mamma.

– Sì, adesso vado… – il solito papà.

– Mamma, vuoi che prendo io la caraffa dell’acqua? – Pallottolina, che sa come conquistarsi un posto accanto alla solita mamma, con un sorriso che squaglierebbe chiunque.

– Grazie amore, ma fai attenzione a non roversciarla, ok?

– E no, mamma! Non è giusto che la porti lei la caraffa! – Pallina, competitiva di default – E allora io mi siedo vicino a te.

– Papi, per favore vedi di far ragionare le tue figlie e di fare arrivare l’acqua a tavola senza incidenti.

– La solita ho capito. Arrivo… – il solito padre, in piedi con il mac aperto e lo sguardo perso nelle sue letture.

– Pallino, allora? Sei dei nostri? – sempre la solita Simo.

– Aspetta, adesso arrivo, mamma. Stai tranquilla.

– E’ a tavola, vedi tu.

– Ho capito, adesso arrivo.

– Pallino, passando dalla cucina porti anche il formaggio? – la solita mamma.

– Sì, adesso arrivo – Pallino, dal corridoio, monocorde.

– Mamma, mi versi l’acqua? – Pallottolina.

– E no, mamma. Prima a me – la secondogenita.

– Ma l’ho chiesta prima io.

– Ecco vedi, mamma? Fai sempre le cose prima agli altri – la secondogenita.

– Basta Pallina, ti prego. Perché tutto deve essere una gara? – la solita mamma.

– E no, cara mamma. Qui non ci sono regole e io sono nata prima di mia sorella e allora l’acqua la devi dare prima a me.

– Me l’ha chiesta perché evidentemente aveva sete. Sbaglio o ti sei ricordata di avere sete solo dopo che mi ha chiesto l’acqua lei?

– E no, mamma. Papi, mi ascolti?,  in questa famiglia nessuno mi capisce e quando avrò dieci anni me ne andrò da questa casa. Capito?

– Ok, adesso però che fai ancora parte di questa famiglia, provi ad andare a vedere cosa sta facendo tuo fratello che non è ancora arrivato a tavola?

– Perché devo andare io? – Pallina, fumante di rabbia.

– Ok, mamma. Ci vado io… – la terzogenita servizievole, ma solo per urtare la sensibilità della sorella maggiore.

– E no, la mamma l’ha chiesto a me e ora ci vado io! – Pallina, spingendo la piccola.

– Mamma, è vero che io sono la figlia più brava che hai? – la terzogenita comica e irriducibile conquistatrice inside.

Quando alla fine i cinque membri della famiglia sono finalmente a tavola è d’uopo: 1. portare alla realtà con una serie di base-chiama-terra-base-chiama-terra le menti maschili sempre troppo impegnate su attività poco pratiche, ma molto stimolanti intellettuamente (per loro). 2. evitare la guerra tra sorelle su chi ha finito prima di mangiare, su chi ha avuto più parmigiano, su chi ha ingurgitato lo spaghetto più lungo, e chi più ne ha più ne metta. 3. riuscire a far mangiare il primogenito in un tempo medio di 2 ore e mezza per poter ricominciare la stessa trafila con la merenda e successivamente con la cena (per lui mangiare è un’attività sopravvalutata se non è affiancata ad altro più coinvolgente). 4. tergiversare affinché la terzogenita non cominci a cantare “se sei felice e tu lo sai, batti le mani” – anche in inglese al bisogno e se è molto felice – al fine di non far uscire completamente dai gangheri la sorella maggiore. 5. togliere di mezzo qualsiasi oggetto contundente quando la terzogenita comincia a ripetere le ultime parole pronunciate dai fratelli – con un sorriso ironico che però sfugge ai fratelli, primogenito zen incluso – per prenderli platealmente in giro.

Quando l’ultimo boccone è stato infilato in bocca (di solito quella di Pallino…), la solita mamma scappa, sì scappa proprio, da tavola, lasciando figli e casino alle abili mani del solito compagno per il quale sparecchiare-riempiere (e poi svuotare) la lavastoviglie hanno un fascino insolito.

– Fai il caffè, amore? – la solita Simonetta dalla camera con un libro fra le mani e un urgente bisogno di pace post prandiale.