Il solito figlio nerd

Pallino, primogenito di otto anni, è curioso. Spulcia libri, smonta cose (di solito fuori uso, ma la tentazione di farlo con quelle ancora funzionanti è grande), osserva con il microscopio da vicino (- Chi mi dà una goccia di sangue?), con il binocolo per vedere lontano e con il metal-detector per scrutare dove lo sguardo non arriva. Non si accontenta di risposte banali (- Ok, mamma. Ma il pancreas a cosa serve allora?). Non butta mai niente e se trova qualcosa di interessante lungo la sua strada non può fare a meno di raccoglierla in attesa di un suo più proficuo utilizzo.

Alla solita mamma piace questa sua naturale propensione alla conoscenza tradizionale e virtuale.

– Mamma, cerca sul telefono la canzone di Rudolf per Pallina – E’ pure altruista quando si tratta di usare pc e smartphone della solita mamma.

Il cellulare della solita mamma è entrato a far parte del suo monopolio. Dal momento in cui la solita donna rientra a casa lui si trasforma in segretario particolare. Nonostante siano disabilitate le suonerie, le sue antenne percepiscono vibrazioni da sms e whatsapp senza precedenti.

– Mamma, è arrivato un messaggio – Pallino.

– Lascia stare, adesso non aspetto nulla di urgente – la solita donna.

– E’ whatsapp. E’ la mamma di P. che vuole sapere che compiti ci sono per domani.

– P. è il mio compagno di scuola. Fa vedere! – Pallina, e come ci si può sbagliare.

– Pallina, ma è possibile che non sappiate ancora usare il diario? Ogni giorno, ognibenedettogiorno, non si capisce che compiti avete – Pallino, in versione paternalistica.

– Mamma, c’è un messaggio del papi – Pallino – dice di chiamarlo. Lo chiamo?

– No Pallino. Io lo devo chiamare e lui sa che finché non avete finito i compiti non ci sono per nessuno.

– Dice di leggere la mail che ti ha mandato.

– Pallino, ma ascolti? Metti giù quel telefono.

– Pallina, guarda questa foto. Sono i compiti per domani? – il solito fratello altruista.

– Fa vedere… Sì. Ma chi è kiky-cuore, mamma?

– Mettete giù quel telefono e andate a fare i compiti.

– Mamma, c’è la mail del papi. Te la leggo?

– Nooo. Piantatela.

– Posso mandare un messaggio al papi? – Pallino, che ha scoperto una sintonia con il correttore automatico dello smartphone ineguagliabile.

– Cosa devi dirgli?

– … che Pallina non sta facendo i compiti.

– Perché tu invece? Cosa stai facendo? Muoviti.

Il solito papà va su tutte le furie ogni volta che scopre questo utilizzo sciolto da parte dei soliti figli (e in particolare del primogenito) della tecnologia, che sembrano avercelo nel sangue. E così i messaggi del solito papà si fanno sempre più criptici, un mix tra inglese, sigle anonime e storpiature random…

– Lockdown… 🙂 – il solito marito.

– Cosa vuol dire? firmato: Pallino – ci mette anche i due punti ;).

– Consultare dizionario (dopo geografia…) – il solito papà.

E così, mentre la solita mamma riavviava lo smartphone, ha notato che il solito figlio annotava il PIN del telefono. Come cavolo ha fatto a vederlo?

– Così mamma, lo faccio io la prossima volta – Pallino.

– Ma come hai fatto a vederlo… E poi non è quello giusto… – ha tergiversato la solita Simo, sottovalutanto l’osservatore palloso.

– Be’, secondo me è giusto – con un sorriso sdentato, ma convincente – Lo provo e vediamo se funziona, ok?

Pallino sta studiando il metodo scientifico di Galileo Galileo. Ipotesi-sperimentazione-risultati e, se non va a buon fine la prima volta, si ricomincia da principio.

– Ecco, vedi che dopo tre tentativi errati, il telefono si blocca alla faccia di Galileo. Ok?

I soliti pro e i contro dell’educazione.

Il solito figlio nerd :).