Non chiamarmi Cina! di Luigi Ballerini (Giunti)

Nei weekend di semi-vacanza scorsi la solita donna ha avuto tanto tempo per leggere, pensare, riposare. Al solito marito e lei fa un gran bene staccare da tutto, sostare in riva al mare e lasciare liberi i neuroni di viaggiare per mete ambiziose (il tutto senza doversi spostare di un centimetro). Nel tunnel di letture in cui la solita Simonetta è sprofondata tra un caffè e un cappuccino, una sorta di coda lunga di quello di un paio di settimane fa, le è capitato tra le mani Non chiamarmi Cina!* di Luigi Ballerini. Alla solita bibliotecaria piace molto la collana Extra pubblicata da Giunti. E’ lì che ha bazzicato in questo periodo. E con una certa soddisfazione, aggiungerebbe.

Come bibliotecaria di una piccola realtà la solita Simonetta predica l’amore per la lettura fine a sé stessa. Non importa quello che si legge, purché lo si faccia con passione. Tuttavia, se quando finisce un libro le si accende una lampadina e il solito cervello riflette su un argomento al quale non aveva pensato prima, be’, quella lettura vale un pizzico di più. E’ questo il caso di Non chiamarmi Cina!*
Il protagonista è Antonio. Frequenta il quarto anno del liceo scientifico e sogna di fare il calciatore professionista fino a quando non incontra Rossana, una sua coetanea milanese e che solo in un secondo momento si capisce avere gli occhi a mandorla. Per lui, è solo una bellissima ragazza e basta.
In realtà è una donna forte: lavora e studia tantissimo, nonostante le difficoltà del vivere in equilibrio al confine tra due culture – italiana e cinese – , alle quali sente di appartenere, ma dalle quali si sente ugualmente esclusa. Ci scappa la storia d’amore tra i due, ma quello che rimane è l’amarezza di non poter prevedere un lieto fine.
Cioè.
Il finale è aperto, ma lo si legge con il retrogusto che spesso giornali e televisioni rimandano: forse, non si riesce ancora a credere che sia possibile un happy end.
La verità è che nella realtà che la solita bibliotecaria vede io tutti i giorni bambini di colori, idee e religioni diverse frequentano le stesse classi e la libertà di essere solo bambini dovrebbe accompagnarli sempre. Ed è l’augurio che si fa la solita mamma, per avere una società migliore, più tollerante, più democratica, meno omologata.
Post moralista, vero ;)? Non era nelle solite intenzioni, parola della solita Simonetta :). Consideratelo un post visionario e anticipatore di mondo migliore da lasciare ai figli, un posto in cui quello che conta è semplicemente il rispetto per gli altri.

Felice serata a tutti, visionari, moralisti o soltanto buoni lettori.

*Link affiliato Amazon

Non chiamarmi Cina! Book Cover Non chiamarmi Cina!
Luigi Ballerini
Zona Teen
2012
144