Giornata mondiale del libro: 23 aprile

Contagiosa, anche se ovviamente commerciale (ma cosa non lo è più :D), è la campagna di Amazon #100libridiunavita per festeggiare il 23 aprile la giornata mondiale del libro.
Di quei cento titoli la solita lettrice ne ha letti parecchi, degli altri – quelli che non ha ancora letto – ne conosce la trama.
Sfogliare la selezione di Amazon ha fatto riflettere la solita Simonetta anche sulle copertine.
Alcuni libri – quelli letti un po’ di tempo fa – li ricorda con un altra veste grafica: di queste, alcune suscitano ricordi estatici, altre un po’ meno, altre ancora sono notevolmente più belle, anzi così belle che le verrebbe la voglia di ri-leggere il libro solo perché nuovo e apparentemente diverso.
Per saperne di più di questa giornata di festa del libro, inaugurata dall’Unesco nel 1996, vi rimando a questo link.
Per quanto riguarda la solita mamma, un po’ come per la festa della donna, non ha bisogno di un giorno particolare dell’anno per fare festa con un libro o con un ebook tra le mani (e non solo perché fa la bibliotecaria). Le piace leggere. E’ la cosa più naturale che fa: è un po’ come respirare o mangiare e bere.
Qualche tempo fa, in occasione del torneo letterario a cui aveva partecipato il solito ingegnere, ha pensato a una banalità (senza per altro arrivare a nessuna conclusione eh!) che vi propone in occasione di questa giornata. Esistono miriadi di scuole di scrittura creativa. In moltissimi ambiscono vedere il proprio manoscritto pubblicato da un noto editore (anche se va bene pure il self di questi tempi).
Manca l’idea di una scuola di lettura per imparare a leggere.
Sembra un’assurdità (e forse lo è, chi lo sa?).
Un bambino va a scuola (la grande colpevole di tutto, insieme alla televisione e tra un po’ anche ad internet) e impara l’alfabeto, le regole della grammatica, la letteratura un tanto al chilo. Se vuole diventare uno scrittore, deve formarsi.
Lo stesso bambino va a scuola dove impara l’alfabeto, le stesse regole di grammatica e la letteratura in versione bignami. La lettura come atto in sé è lasciata alla passione e al tempo libero.
Leggere non è considerato un know how che si può acquisire, non è sicuramente un mestiere, non fa curriculum: sfoggiare conoscenze letterarie è molto glam-radical-chic, ma niente più. Questo spiega l’analfabetismo di ritorno: gente che finito il percorso scolastico più o meno lungo non ha più sfogliato una pagina.
In questa giornata in cui si sprecheranno discussioni sulla mancanza di lettori (le statistiche parlano chiaro, purtroppo), sulle percentuali di libri letti a persona, sulla morte dell’oggetto libro, la solita Simonetta crede che ci sia margine per far crescere – o ri-crescere – la lettura.
C’è da sfatare un mito: leggere non è facile.
E fidatevi, non è una questione di tempo. Quanti tempi morti di attesa ci sono nell’arco di una giornata? La fila alle poste, la fila in banca, il tempo trascorso in treno o in autobus. Ciò che manca è la concentrazione. Per leggere un libro ci vuole costanza, pazienza e fatica. La concentrazione non si compra al supermercato, ma si allena. Giorno dopo giorno. Un po’ alla volta. Come con lo yoga o la corsa o il pilates o qualsiasi attività fisica. Ci vuole olio di gomito.
Per avere dei begli addominali, siete voi che dovete fare 30 piegamenti tutti i giorni. Se volete correre 5 chilometri, forse dovrete iniziare con una camminata a passo sostenuto se non volete perdere le articolazioni delle ginocchia. E così per qualsiasi cosa, compresa la lettura di un libro: una pagina alla volta.
La scusa che un tomo di trecento pagine è scomodo da portare in borsa oggi non regge visto che non mancano occasioni per leggere più leggère:
Kindle*. Kobo*. iPad*. Smartphone con app gratuite.
Vi sembra una pazzia l’insolito ragionamento? Secondo il solito marito appassionato di scrittura la elucubrazione della solita compagna rimarrà tale, senza possibilità di evoluzione.
La solita idealista sognatrice utopista.

Felice giornata del libro a tutti :).

*Link affiliati Amazon

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