Insolita professionista delle biblioteche

Oggi è un giorno speciale per la solita Simonetta.

La scorsa settimana dopo tantissimo tempo ha incontrato per caso l’Amica, quella che ci si vede ogni tanto, ci si sente ogni tanto, ma che c’è sempre quando la solita donna ne ha (avuto) bisogno.
Sì, è davvero egoistico, ma la verità è che l’Amica è sempre stata più amica di quanto non sia mai riuscita a fare la solita Simo con lei. Ma va be’. Via mail l’Amica aveva invitato la solita precaria ad avviare la procedura per diventare una professionista delle biblioteche certificata.
Lei conosce bene la solita donna (è stata anche una delle sue maestre professionali – ancora adesso si chiedono quando lavoreranno di nuovo insieme) e alla risposta cinica e un tantino alterata della solita Simonetta (della serie: – Ma chi me lo fa fare. Pensi che tra qualche mese, allo scadere dell’ennesima gara d’appalto a qualcuno interesserà sapere se sono una bibliotecaria o meno “associata”. Ultimamente la mia percentuale di tempo dedicato a fare la bibliotecaria tradizionale è veramente ridotto all’osso. Sono più un’assistente sociale-psicologa-badante – e non per gli utenti delle biblioteche eh), le ha risposto con la sua solita calma che doveva farlo proprio per ribadirlo. Poi si sono viste senza averlo messo in conto e hanno passato una mattina di chiacchiere insieme e oggi è il gran giorno.
In questa settimana la solita bibliotecaria si è informata ed ha deciso di intraprendere la strada del riconoscimento ufficiale della sua professione. Ha raccolto la documentazione di 15 anni di lavoro e, fidatevi se vi dice che mettendo insieme tutto quello che ha fatto negli anni, si è stupita da sola della mole di cose che lei, la solita palla, è riuscita a fare. Quante sedi, quanti contratti, quanti colleghi, quanti amici, quanti titoli, quanta formazione…
Insomma alla fine ha spedito tutto a Roma nella speranza che le riconoscano la certificazione.
Più o meno tra cinquanta giorni saprà se l’AIB (associazione italiana biblioteche) accetterà anche la solita Simonetta tra i professionisti associati.
Cosa dire? In un paese come l’Italia che ha la memoria corta e dove le biblioteche non hanno mai goduto di particolare attenzione, nemmeno in tempo di vacche grasse, la solita donna crede ancora fermamente nelle parole del professor Giovanni Solimine (colpevole della rotta che ha preso il suo percorso professionale) che alla prima lezione le ha raccontato cosa dovrebbero fare e essere i bibliotecari: recuperare, organizzare dare informazioni. Che sembra facile, vero? Ma non è sempre così semplice – e se lo appare è perché dietro quella facilità, c’è un bravo bibliotecario.
A distanza di tanti anni da quella lezione, quelle parole potrebbero rappresentare la trama di un bellissimo romanzo distopico e come in tutti i bei racconti, non può che esserci un lieto fine. O almeno la solita bibliotecaria lo spera.
Cin, cin. E appuntamento tra una paio di mesi per sapere come va a finire (incrociando le dita, ok :)?).

8 Comments Insolita professionista delle biblioteche

  1. Avatarmammapiky

    Mi ero persa questa notizia! Incrocio le dita anch’io e speriamo che ci sia l’intelligenza di riconoscere l’importanza delle professioni, sempre più svilite dal mercato. Recuperare, organizzare e dare informazione e’ una delle cose più impegnative che si possa fare. Non faccio il tuo lavoro ma lo sto sperimentando molto bene con umbriaformummy….e’ estremamente gratificante ma quanto lavoro c’è dietro!

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