Insegnare a sbagliare e insolite emozioni

Pallino, il primogenito settenne, ha passato un brutto periodo. Era arrabbiato. Molto arrabbiato.
Arrabbiato appena aperti gli occhi.
Arrabbiato per fare le cose più semplici: alzarsi, lavarsi, fare colazione, arrivare puntuale a scuola.
Arrabbiato al rientro, per strada, a tavola, nel fare i compiti.
Arrabbiato con tutti: padre, sorelle e madre in particolare.
La solita mamma è una fissata con le emozioni e qualcosa non le tornava in questa voglia di scontro del suo bambino.
– Ricordati che il bambino autentico è quello che vedi a casa, non quello che va a scuola o fuori. Anche noi quando andiamo a lavorare indossiamo una maschera. Non ti pare? – una super-esperta di cui la solita donna si fida ciecamente.
– Hai ragione, ma a scuola mi dicono che è una bambino perfetto: cosa posso fare per aiutarlo e per capire cosa gli sta succedendo sul serio?
– Insegnagli a sbagliare. Spiegagli che può permettersi di sbagliare e che non succede niente se sbaglia. Il mondo non è una linea retta. Puoi pensare di proteggerlo, ma ad un certo punto anche lui si scontrerà con un mondo fatto di curve, di salite e di discese e troverà un suo modo di affrontarlo.
Su questo punto la solita Simonetta è stata messa con le spalle al muro, perché si rende conto che anche lei è abituata a non concedersi di sbagliare, tanto da averlo probabilmente trasmesso al suo bambino. E questo le ha fatto un male dell’anima.
E’ così che la solita Simonetta si è rivolta anche al suo erborista di fiducia per cercare nei fiori di Bach un aiuto per Pallino.

Qualche giorno dopo.
– Mamma, il mio amico E. è partito.
– E’ andato in montagna?
– No, è partito e non torna più.
– Ho visto la sua mamma poco tempo fa e non mi pareva che avessero intenzione di trasferirsi.
Alla solita mamma si è illuminata una lampadina. Ha mandato un messaggio alla mamma di E. per chiedere se stavano tutti bene e se era possibile far salutare i due bambini (oltre che scoprire che dall’oggi al domani la famiglia di E. era davvero dovuta partire e che i tempi coincidevano con il malessere di Pallino).
– E. mi manchi tanto – Pallino.
– …
– E. quando torni a Pesaro chiamami, va bene?
– …
– Ciao E.
E così, in punta dei piedi, la rabbia che Pallino aveva dentro, se ne è uscita.
Con le lacrime agli occhi la solita mamma si è presa il suo insolito bambino e gli ha detto: – Ecco perché eri così arrabbiato. E avevi ragione di esserlo in quel modo, perché non c’era qualcosa o qualcuno con cui essere arrabbiati.
– Mamma, io non potrò più vedere E.
– Chissà, magari un giorno tornerà in vacanza da queste parti, oppure quando farete l’università vi incontrerete. Un amico rimane un vero amico sempre, anche dopo molti anni.
– Dove ti fa male quando pensi a E. che se ne è andato? – e la solita mamma gli ha indicato la testa e la pancia.
– Mi fa male qui! – e Pallino ha indicato il cuore.
– Da zero a dieci quanto male ti fa?
– Mille.
Qualche giorno fa Pallino ha origliato le maestre che parlavano della città in cui spedire le cose di E.: se l’è appuntata sul diario per farla vedere alla solita Simonetta e perché così, un giorno, potrà andarci. Pallino ci pensa ancora a E. e gli manca molto, ma aver capito cosa lo faceva sentire a disagio l’ha fatto tornare il solito bambino.
Il solito bambino. Un po’ più cresciuto, dentro.

6 Comments Insegnare a sbagliare e insolite emozioni

  1. Gloria

    è un racconto interessante, il mio primogenito 3 anni è spesso arrabbiato, ma non riesco a capire perchè.
    gloria

    1. La solita Simonetta

      I bambini sono come noi; non sempre ci fa piacere dire agli altri come stiamo. E in aggiunta è difficile insegnare i sentimenti. Insegnare a camminare, a mangiare da soli è uno scherzo a confronto con l’abc delle emozioni. Ne ho parlato molto nel blog perché per me è altrettanto importante di una sana alimentazione. Un giorno si azzecco, altri 100 no. L’importante è osservarli.
      Mia madre diceva che quando rientravo a casa mi si leggeva in faccia come stavo. Oggi quando rientro a casa riconosco al volo lo sguardo dei miei bambini: a volte basta chiedere loro che cos’è successo, altre volte bisogna lavoare più di fino.
      Un abbraccio 🙂

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