A che gioco giochiamo? di Madeleine Wickham (Mondadori)

Il libro per questo weekend non è quel che sembra dalla copertina.
Non fatevi fuorviare come è successo alla solita lettrice.
Ebbene sì, presa dai mille impegni di questi tempi – niente di eclatante, ma di quelli che non le lasciano nemmeno il tempo di respirare – la solita donna ha scelto un romanzo della Kinsella con la voglia di evadere dalla routine.
Nonostante la solita precaria lavori tra i libri da 15 anni, gli editori riescono ancora a prenderla in castagna, a quanto pare :). Avrebbe dovuto capirlo dallo pseudonimo che appariva in caratteri troppo piccoli. Il perché l’ha capito solo a lettura inoltrata. Piccola parentesi: la solita lettrice non sapeva che il vero nome di Sophie Kinsella fosse Madeleine Wickham. Comunque, la copertina prometteva una storia a lume di candela, con un’altra Beckie protagonista indiscussa dei precedenti chick lit kinselliani, amore e lieto fine.
A che gioco giochiamo?* edito da Mondadori è tutt’altro invece. La trama si concentra nell’arco di un weekend e si svolge in una lussuosa villa persa nella campagna inglese. I protagonisti sono quattro coppie di amici e vicini di casa che si incontrano per un torneo di tennis. In realtà le partite scandite nel tabellone sono l’occasione per vivisezionare l’arrivismo sociale dei diversi personaggi.
A dispetto del cinismo dell’autrice, la solita Simonetta ha letto il romanzo tutto di un fiato nella convinzione che un lieto fine l’aspettasse nell’ultimo capitolo. In fondo, a seconda di come lo si legga effettivamente, i protagonisti vengono condotti sulla strada del finale con happy end (ma anche no).
Insomma il tema è il denaro e le trame da tessere per garantirsi una posizione sociale o accaparrarsi beni di lusso in abbondanza, pur rinunciando ai propri principi. Vinti e vincitori si scambiano nel corso della storia i rispettivi ruoli e quando si chiude l’ultima pagina rimane un retrogusto di amaro in bocca, perché in fondo il lettore – la solita lettrice almeno – viene sospinto verso un moralismo innegabile.
Il libro merita di essere letto. E’ scritto – e tradotto – bene e Miss. Kinsella è cresciuta come scrittrice.
In fondo al solito cuore di lettrice A che gioco giochiamo?* ha richiamato alla memoria un romanzo meno recente ma altrettanto tagliente (e inglese) di Jonathan Coe dal titolo La famiglia Winshaw* edito da Feltrinelli. Ecco. Se doveste apprezzare l’uno (scegliete voi quale per primo), non potete farvi mancare l’altro.

Buon Venerdì del libro a tutti.

*Link affiliato Amazon (in versione tradizionale)

Che gioco giochiamo? Book Cover Che gioco giochiamo?
Madeleine Wickham
Libri per grandi
Mondadori
Ebook
244

12 Comments A che gioco giochiamo? di Madeleine Wickham (Mondadori)

  1. Avatarmoni

    L’ho letto anch’io! A dire il vero quando ho voglia di letture d’evasione scelgo questa scrittrice. Penso di averli letti tutti i suoi libri.
    Buon we

  2. AvatarAnonymous

    bella recensione direi, e sono curiosa di leggere quella di mamma avvocato (p.s. non riesco a commentare nel tuo blog mamma avvocato, ci ho riprovato, non so come fare, vedrò settimana prossima se mi sovviene una soluzione geniale al problema…)
    anche perché la Kinsela di solito mi piace tranne quello per cui è diventata famosa, ossia I love shopping, però non ho voglia di leggere cose “scontate” non so come dire, forse leggerò l’altro? non so in ogni caso tornerò qui a commentare:D

    1. AvatarMamma Avvocato

      E’ colpa mia e ora ho capito perchè.
      Inavvertitamente ho abilitato i commenti su google +, senza sapere che ora chi no ha un profilo su google + non può più commentare sul mio blog….uno schifo!
      Anche perchè se torno indietro ora tutti i commenti che mi erano stati inviati tramite google +, anzichè blogger (ossia dalla pagina del blog) saranno immediatamente cancellati e mi dispiacerebbe moltissimo!
      Chiedo scusa!

  3. Avatarla povna

    Coe mi piace così tanto che ci ho pubblicato sopra non uno ma parecchi saggi. Allora potrei provare pure questo (anche se lingua e stile della Kinsella a Johnny Coe non sono degni di legar le scarpe). Magari in estate.

    1. AvatarLa solita Simonetta

      Di Coe non mi è piaciuto tutto comunque. Sicuramente ho apprezzato “La famiglia Winshaw” parecchio tempo fa.
      Dalla Kinsella comunque non ti aspetti quel cinismo nei confronti della società inglese, dopo aver letto altro di suo.
      Poi, ovviamente, nessun libro ce lo ordina il dottore, no (nemmeno d’estate) :)!?
      Un abbraccio 🙂

    2. Avatarla povna

      Non è questione di ordine del dottore, è questione di quel che mi aspetto. Anche il primo volume della trilogia di Stig Larsson rimanda a Winshaw, per dire (che, essendo quello che è, ha fatto parecchia scuola intertestuale, in altri stili, e generi, normalmente assai meno consapevoli e letterariamente raffinati rispetto al romanzo di Coe). Io la Kinsella l’ho letta, e collocandosi lei nella perfetta tradizione dell’anglo-chick-lit alta, il sense of humour cinicheggiante me lo aspetto e lo leggo anche nelle pagine di Shopalchoolic, in realtà. E proprio perché l’ho letta, e li ho letti entrambi in lingua originale, e penso che il vocabolario linguistico-stilistico non sia qualcosa che si cambia come uno pseudonimo, dico che lo specifico letterario dela Kinsella, al di là dei contenuti più o meno replicanti, non ha nulla a che fare con quello di Coe. Anche a prescindere dai diversi generi letterari. Detto questo l’ho preso, perché le riscritture intetestuali di Winshaw mi interessano sempre, anche per motivi professionali, dunque ti saprò dire!

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