Insolito inserimento alla scuola primaria

In questi giorni la solita mamma si è trovata a vivere delle situazioni emotivamente ingarbugliate.
O così sono sembrate a lei. E ha voluto affrontarle, come le succede sempre.
Non è capace di andare avanti se c’è qualcosa che non le torna.
E una di queste cose è stato l’inizio della scuola elementare della secondogenita.
Non è stato leggero né spensierato come madre e figlia auspicavano. Pallina ha avuto come prima compagna di banco una bambina con bisogni speciali e ha cominciato a tornare a casa agitata. La solita figlia ha un carattere molto forte (è una che se cade di schiena dal materassino senza saper nuotare in mare, il giorno dopo chiede all’insolita madre-temporaneamente-insegnante-di-nuoto di spiegarle come si fanno le capriole all’indietro sott’acqua), ma anche per lei un nuovo inizio, con le inevitabili pressioni che un altro inserimento comporta, deve essere stato psicologicamente provante.
– Mamma la bambina in banco con me mi ha strappato il disegno.
– Mamma la bambina che è in banco con me mi ha scarabocchiato il quaderno.
– Mi ha pizzicato.
E così via.
La solita mamma ha preso tempo, macinando pensieri alla ricerca di soluzioni, cercando di capire dai discorsi della bambina come le maestre, quella principale e quella di sostegno, cercassero di aiutare entrambe le bambine.
Avete mai provato a fare un ragionamento con una bambina di cinque anni e mezzo?
Niente: non se ne cava un ragno dal buco.
Pallina si rilassa disegnando. Lo ha sempre fatto da quando ha capito a cosa serviva una matita o un pennarello. Un pomeriggio è andata in crisi perché non riusciva a disegnare un pesciolino (compito tra l’altro che lei non ha di solito alcun problema a fare).
Ed è letteralmente esplosa, accusando la solita Simonetta di non capire. Che lei, la sua mamma, doveva esserci.
Un bel pugno nello stomaco.
Soprattutto trattandosi di lei, la secondogenita. Quella che non chiede mai, quella autonoma, quella che di solito con un’alzata di spalla e uno sbuffo ai capelli ribelli con la bocca storta si tira su le maniche e si butta a capofitto per difendere i suoi diritti.
A pochi giorni dall’inizio della scuola però non pareva opportuno alla solita cervellotica mamma andare a parlare con le maestre: le sembrava di essere la solita palla petulante.
Ha chiesto consiglio in giro e nel frattempo ha affrontato le richieste immediate della sua bambina.
– Forse la bimba adora i tuoi disegni: che ne dici se le prepariamo qualcosa di bello da regalarle domani?
E così si sono messe a colorare (cioè la pallina colorava e la solita donna la guardava sfogarsi con i colori e recuperare la calma).
Alla fine la solita indecisa ha affrontato le sue paure ed è andata a parlare con le insegnanti per capire cosa fare e cosa dire a sua figlia per agevolare una collaborazione tra le due bambine.
La maestra è sembrata presa alla sprovvista e lì per lì la sua risposta non ha per niente rassicurato la solita mamma.
Però…
E’ successo che nel giro di pochi giorni la maestra abbia scelto di leggere in classe una storia di mostri.
La solita bibliotecaria non conosce la maestra se non per quelle quattro battute spese nell’androne di una scuola in orario di ingresso (una bolgia). E non sa quanto sia voluta o casuale la scelta di raccontare quella storia. Ma un fatto è certo. Pallina ha disegnato un mostro blu dai denti aguzzi un giorno e una super-eroina il giorno dopo ancora. E come per incanto Pallina ha ripreso ad essere la solita pallina, urlante, certo, petulante, figurarsi!, ma di nuovo lei.
L’augurio per i prossimi cinque anni è che le diversità (perché ce n’è più di una) nella classe vengano affrontate e condivise per il bene di tutti i bambini. Senza paraocchi o senza falsi buonismi.
E questo spontaneo uso della narrazione piace un sacco alla solita fanatica del metodo LAVA. Ovvio, no :)?

10 Comments Insolito inserimento alla scuola primaria

  1. AvatarLaNinin

    Ti dico solo una cosa: il mio grande, in prima elementare, disegnava mostri meravigliosi, uno al giorno, violenti e colorati, pieni di energia, come solo i bambini sanno fare. Poi, all’intervallo, li regalava alla maestra di cui tutti avevano il terrore, lui compreso. Ad un colloquio lei mi raccontò orgogliosa di quei doni, io annuivo, sapendo bene cosa c’era dietro. In poche parole, lui aveva trovato un modo per affrontare la sua paura e per rendercene consapevoli: la maestra della tua bambina è avanti anni luce. 🙂

  2. AvatarAlice dalla nascita

    Sei stata brava Simonetta e immagino lo smarrimento e l’angoscia che hai dovuto tenere a bada. Perché è facile parlare dell’importanza della diversità, ma bisogna esserci in mezzo, per capire veramente come affrontare al meglio certe situazioni e salvaguardare il bene dei bambini al contempo. Un abbraccio.

  3. AvatarLuna

    Vorrei contribuire con un commento “dell’altra sponda”. Da mamma di una bimba con bisogni speciali, a dire il vero ha la sindrome di down, parliamo chiaro, tutti sti termini che non é più politicamente corretto usare mi fanno diventare matta, non possiamo chiamare le cose col loro nome?
    A parte la digressione, vorrei dirti che spero che Luna quando arriverà alle elementari capiterà con una compagna di banco con genitori come voi!
    Sai, non é così scontato quello che state facendo. Spesso i genitori “normali” si sentono minacciati dalla presenza di una disabilità in classe, vedendola come una zavorra all’avanzamento scolastico dei loro figli.
    Ora mi direte che sono di parte (e chi non lo é? ognuno é dalla propria parte!), ma secondo me invece queste occasioni vanno viste come un arricchimento, perché il lavoro che Pallina sta facendo (e voi e le maestre con lei) le servirà per capire molte cose e per farla crescere molto di più che se non avesse dovuto affrontare il problema.
    Certo nessuno nega che ci sono situazioni che alcuni problemi li creano e che se non gestiti bene potrebbero influire sulla serenità di tutta la classe e quindi sull’apprendimento. Mi sembra però che voi siate molto attenti e che anche la maestra abbia reagito bene (consciamente o inconsciamente).
    Potrebbe essere utile per voi parlarne con i genitori dell’altra bambina, perché magari anche loro sono preoccupati di come la loro figlia viene accolta dai compagni e conoscendola bene potrebbero darvi dei buoni consigli.

    1. AvatarLa solita mamma

      Grazie Luna 🙂
      Volevo proprio un parere “di parte”!!!
      E speravo che ce ne fosse qualcuno in più 🙁
      In prima battuta io sarei andata direttamente dalla mamma della compagna di banco di mia figlia.
      Soprattutto perché mi sono messa nei panni di quella mamma e ho pensato che se la scuola è stata considerata una cosa positiva per quella bambina, dovrà essere trasparente cosa e come tutti i bambini devono vivere l’esperienza. Tutti! Bambini con difficoltà (e ce ne sono più d’uno) e non. Ma senza nascondersi o isolando i problemi. I problemi diventano tali se non vengono affrontati subito.
      Grazie ancora e un abbraccio fortissimo 🙂

  4. Avataraleramo_76

    Ciao Simo! anche io sono una mamma insicura, anche io ho una Piccola-Principessa-Vampira che è alle prese con i primi giorni di scuola elementare (come si diceva ai miei tempi) e anche io ho avuto dei “problemi”. Non mi aspettavo che le cose procedessero in questo modo…la maestra dal primo giorno ci comunicava attraverso delle note che la bambina chiacchierava ed era troppo vivace…non voleva applicarsi…e lì subito i miei pensieri hanno iniziato la guerra civile e fratricida! I pensieri da mamma e quelli da insegnante…io non pretendo che dal primo giorno i miei alunni siano scolarizzati ed insegno alle medie! forse è sbagliato…e giù tutte le elucubrazioni mentali…poi escogito un sistema per far capire a questa monella che si trova a scuola e non al parco giochi. Il sistema funziona ed io ritrovo la serinità. Per fortuna!

    1. AvatarLa solita mamma

      Credo che alla fine ci sia da lavorare parecchio a casa, da un punto di vista emotivo. E tu sai quanto io ci tenga a questo aspetto, visto che su educazione e rispetto, oltre che attenzione a scuola non transigo io per prima. E questo vale anche a casa.
      Ciao e grazie (ops, se hai suggerimenti sono ben accetti :)!)
      Un abbraccio 🙂

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