#Tipodabiblioteca o #topodibibliteca

Nell’immaginario collettivo le biblioteche sono pallose. E non dite di no.
Quale luogo migliore per la solita Simonetta per finirci a lavorare.

In verità alla solita donna l’idea di lavorare in biblioteca non l’aveva sfiorata nemmeno lontanamente, visto che la sua esperienza con quel tipo di luoghi era stata a dir poco tragica.
Nel suo quartiere la biblioteca, ma soprattutto la bibliotecaria, facevano schifo (e non è uno scherzo!).
Il caso l’ha portata a fare un corso professionale post-laurea in Legge prima (all’epoca non c’erano corsi di laurea specifici) e un paio di master in biblioteconomia poi e ad infatuarsi del mondo bibliotecario.
Parlare del suo lavoro nel solito blog la mette in imbarazzo perché in fondo lei è diventata una bibliotecaria per puro caso. Poi le è piaciuto e ora, con tutte le difficoltà del momento (leggi il post), le si addice come un guanto…
Non è la bibliotecaria tutta di un pezzo che appartiene all’immaginario collettivo.
Non è quella persona colta, intellettuale e un po’ snob che si potrebbe pensare.
Per lei la biblioteca e i libri sono strumenti che dovrebbero essere a disposizione di tutti.
Oggi più che mai.
Il fatto è che rispetto ai paesi anglosassoni la biblioteca in Italia è vissuta ancora da troppe persone come una cosa lontana dalla quotidianità, per persone con il mignolino alzato o, per contro, per sfigati.
La biblioteca vive un momento di grande difficoltà oggettiva: mancano i fondi per evolversi, l’oggetto-libro vive a sua volta una profonda crisi d’identità e l’essere fonte di informazione perde smalto se paragonata a Google.
La solita Simonetta non sa dove il mondo delle biblioteche andrà.
Per il momento farà del suo meglio perché il suo ruolo di intermediaria tra un problema semplice (mio figlio non mangia niente) e la sua soluzione (perché non provare con un assaggio di Prosciutto e uova verdi*) sia svolto nel miglior modo possibile.
E voi avete un bibliotecario di fiducia e quale domanda gli fareste?
*Link affiliato Amazon

11 Comments #Tipodabiblioteca o #topodibibliteca

  1. Avatarmammapiky

    Ho notato che sempre di più la biblioteca si sposta in libreria. Qui ne esistono molte con l’angolo lettura e ricerca…però non puoi portarti via i libri, li leggi li è visto la carenza di tempo, credo sia un incentivo all’acquisto. Molto diffuso qui e’ anche il bus. Un pulmino libreria itinerante che fa il giro dei paesi a date stabilite. Prendi il libro e lo riconsegni al passaggio successivo (in genere ogni 15 gg).

  2. Avatarlepaginestrappate

    Io la mia foga vorace come lettrice l’ho scoperta tutta nella biblioteche. Ora acquisto molti più libri (ma frequento una piccola e tranquilla biblioteca settimanalmente, e per anni sono divenute luogo di studio), fino a una certa età, vuoi perché la mia quantità di letture non era compatibile con un portafogli normale, vuoi perché era divertente, era un luogo che sentivo come una casa, dovevo tutte le mie letture alla biblioteca.
    Io forse ero una bambina insolita, in tal senso, però credo che la strada per le biblioteche sia aprirsi ai bambini, e alle famiglie, mostrarle come luoghi sicuri e divertenti e curiosi. L’immaginario della biblioteca e della bibliotecaria classici forse in realtà non attirano più granché. Il periodo della crisi forse deve vedere le biblioteche cercare nuove possibilità. Come prima di loro han fatto l’editoria e le librerie.

    1. AvatarLa solita Simonetta

      Il ragionamento su cosa diventeranno le biblioteche è un nervo scoperto per me. Anche perché, come in molte altre cose l’Italia è un Paese pieno di contraddizioni. Ci sono città dove si ha avuto la lungimiranza di investire in spazi di Cultura (biblioteche, archivi, sale conferenze, spazi espositivi…). Altre invece dove non c’è la stessa sensibilità: ed è proprio lì che servirebbe un maggiore slancio. Il lavoro del bibliotecario per ragazzi è il più bello e il più difficile perché i piccoli pendono dalle sue labbra, ma per arrivare in biblioteca e “pendere” hanno bisogno di essere accompagnati dai genitori o dagli insegnati. La biblioteca ha bisogno di professionisti, ma anche del sostegno dei lettori. Credo che i commenti di oggi mi indurrano a riparlarne, soprattutto per avere le vostre opinioni fuori da coro e lontani dalle biblioteche per cui lavoro.

  3. Avatarslela della Tribù

    Da noi ha aperto la biblioteca da pochissime settimane.
    Causa malattie, non sono ancora riuscita ad andarci, e sabato mattina ho l’ultima chance (perché poi il sabato mattina non sarà più aperta, e gli altri giorni lavoro).
    Spero tanto di riuscirci.

    1. AvatarLa solita Simonetta

      Allora incrocio le dita che tu riesca a vederla, soprattutto perché vuol dire che sei uscita dal tunnel.
      Io ci sono dentro, di nuovo, da sabato (38.8 di febbra variabile e vomito ovviamente!).
      Uffa!

  4. AvatarLaNinin

    Tu sai che amo le biblioteche. Nella mia cittadina non è mai stata vissuta in modo snob, fin dagli anni ?90, grazie ad una amministrazione comunale illuminata che ha aperto lo spazio per i bambini, con letture al sabato, laboratori, teatrini. Da ragazza ci si poteva andare a studiare. Qualche anno fa ne hanno fatto una nuova, molto grande, con postazioni internet, angoli di lettura, tavolini per leggere i quotidiani e le riviste, insomma, un luogo di ritrovo, per giovani e anziani. E’ molto frequentata e fa un servizio ottimo. Nota dolente, i fondi per la sua gestione sono pochi, anche se è consorziata, e alcuni dei bibliotecari sono solo impiegati comunali, senza alcuna passione per il proprio lavoro, ma piano piano vengono affiancati da giovani più preparati e aperti alle richieste degli utenti. Forse è la direzione verso cui andare, fare delle biblioteche un luogo di cultura e di incontro con gli altri.

    1. AvatarLa solita Simonetta

      Se hai occasione prova a leggere “Le piazze del sapere” di Antonella Agnoli (Laterza). Secondo me è un saggio “illuminato” che secondo me rispecchia molto l’evoluzione possibile delle biblioteche, ma anche sullo spazio pubblico come diritto di ogni cittadino.
      Dalle tue parti i consorzi bibliotecari sono meravigliosi: sono l’orgoglio e l’invidia per i bibliotecari del resto dell’Italia :D!
      hai ragione: per fare il bibliotecario ci vuole una speciale scintilla che metta insieme competenza, umiltà e affabilità.

  5. AvatarBiblioteca Civica "G. Tronchin"

    Bel post, complimenti.
    Dici bene: “nell’immaginario collettivo”. Ti rispondiamo da bibliotecari e, secondo noi, la colpa del fatto che le biblioteche siano giudicate “pallose” è soprattutto nostra. I bibliotecari sono coloro a cui, volenti o nolenti, è affidato anche il gravoso compito di “comunicare la biblioteca”, con tutti gli annessi e connessi del social media marketing attuale. C’è poco da fare, bisogna acquisire competenze su competenze, ma qualcosa si muove. Noi, almeno, ci proviamo. Almeno ad accettare che le biblioteche non siano (o non dovranno più essere) esclusivamente “librocentriche”.

    Tu, nella tua regione, hai nella San Giovanni di Pesaro un perfetto esempio di biblioteca moderna, anche (ma non solo) grazie al lavoro di Antonella Agnoli.
    Consigliamo, oltre al libro citato, “Le biblioteche in Italia: valori, risorse, strategie” della FrancoAngeli.

    e, tanto per capire come si sta muovendo il bibliomondo all’estero…beh: http://shar.es/x28zL

    Un saluto, ora corriamo subito a seguirti su Twitter

    Biblioteca Civica di Martellago (VE)

    1. AvatarLa solita Simonetta

      Benvenuta Biblioteca Civica di Martellago sul solito blog :D! Felicissima che dei colleghi siano finiti da queste parti. Oltre che aver lavorato con Antonella proprio nella biblioteca di Pesaro, di Antonella stimo la capacità di parlare il “normalese” pur parlando di biblioteche. Nel suo “Piazze del sapere” credo che sia riuscita a dire perfettamente che servono luoghi di incontro pubblici e gratuiti, dove se possibile, si possa ancora trovare Cultura.
      L’estero è sempre l’erba del vicino ;D! E nel caso delle biblioteche italiane è proprio vero che è più verde :D!
      Ci sono realtà come Pesaro e realtà che faticano a stare aperte. Amministratori lungimiranti e altri meno.
      Io ci credo ancora.
      Buon lavoro insoliti colleghi :D!

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