La solita melassa Disney

La solita Simonetta, probabilmente a causa della forzata clausura con marito e figli e di un loop di tre giorni con Rapunzel, approfitta delle sue scarse capacità di intendere e di volere per chiedere il vostro parere su alcuni punti salienti del film che sta togliendo il sonno alla solita famiglia under 6.
Sì, perché passata la fase del “Oh che carino!” e occhioni da pesci lessi per la storia d’amore, alla cinquemilionesima volta il solito Io dissacratore è venuto alla luce.
La solita femminista parte dalla canzoncina iniziale in cui la giovinetta dagli occhi decisamente sproporzionati (e non solo quelli: avete fatto caso al suo giro vita?) fa l’elenco delle cose che fa tutti i santi giorni: spazza, stende i panni, legge sempre i soliti tre libri (no eh, tre libri: e la solita mamma non vuole sapere che titoli abbia a disposizione, perché sicuramente saranno Cenerentola, Biancaneve e Come arredare in 10 mosse il vostro monolocale), dipinge, suona la chitarra, lavora a ferri, fa un po’ di gastronomia, gioca a puzzle, non contenta, si dà alla pasticceria, fa teatro (monologhi, più che altro), ceramica, cera, un po’ di ginnastica, si spazzola ovviamente i capelli e per finire aspetta. Sì, aspetta.
Cinquantesimo capolavoro Disney, ma il ruolo della signorinetta è rimasto leggermente fermo all’età del mitico Walt.
Ovviamente per non andare fuori di testa (o forse proprio perché lo è), la bella Rapunzel parla con un camaleonte (il cui principale ruolo è quello di leccare le orecchie del primo venuto: nella tradizione le belle addormentate vengono svegliate da un bacio, qui è necessario un camaleonte dallo stomaco forte).
L’alloggio è ridotto all’osso: monolocale, senza servizi, niente vista panoramica e una ditta di traslocchi incredibile (mica facile far passare il letto a baldacchino per entrare nella torre).
Per chi non conosce la vicenda la solita mamma riassume brevemente: Rapunzel contratta con il giovane ricercato di farsi accompagnare a vedere delle lucine fluttuanti in cambio di un bottino di tutto rispetto che lei ha nascosto: la donne disneyane non sanno fare affari.
Scusate, ma non vi sembra un po’ troppo cara questa guida (oltrettutto l’ingenua biondina rischia di morire diverse volte lungo la strada)?
E infatti, a lui basta uno straccetto simbolico e un paio di lanterne di carta velina per avere la corona indietro: – Ehi, Rapunzel, svegliati.
E invece niente da fare. Non solo. Non appena lei gli restituisce il bottino, lui che fa? Non solo non la bacia, ma se ne va, solo per un momento però.
Seguirlo no? Le pareva proprio brutto? Eddai!
La solita osservatrice tralascia il particolare di Rapunzel perennemente scalza (a Pallandia Home c’è da sempre una questione aperta con la terzogenita, una sorta di Holly Hobbie figlia dei fiori dai piedi perennemente liberi anche con 10 gradi sotto zero).
Adesso la solita romantica arriva al gran finale per il quale le rimane un dubbio. Forse non erano i capelli ad avere poteri curativi, ma la secrezione (forfora, grasso?). Non a caso le lacrime producono lo stesso effetto. E allora la solita donna ritorna alla presunta incapacità disneyana delle donne di farsi da sé: sì, perché se Rapunzel fosse stata mediamente sveglia poteva conservare campioncini di produzioni corporee varie, una cantatina e faceva i miliardi. Vi rendete conto?
Abbiate pazienza, la solita tachente ha quasi finito.
Allora, per ricapitolare: non si vende la corona, non fa fruttare il suo dono, ma torna da mamma e papà (che – a cu§o – hanno un bel regno).
Finalmente potrebbe godersi un po’ di libertà. No. Lei che fa?
Si sposa. Ma dai. Rapunzel svegliati. E’ il primo maschio in carne e ossa che hai visto, davvero. Convivi un po’ magari, hai 18 anni.
Scena finale a coronamento del matrimonio: un cupido alcolizzato svolazzante.
No dai. Il vecchio porco ubriacone a suggello delle loro nozze, no.
Oh Rapunzel, non te lo volevo dire, ma se non hai previsto la separazione dei beni e fatto firmare un bel contratto prematrimoniale al tuo Iugiin, non la vedo bene. No, no.

p.s. Tutte le elucubrazioni appena lette sono state distribuite ai pallosi minorenni, che non potendone più della melassa, hanno condiviso la visione femminista materna, sganasciando sguaiatamente. Quando ci vuole, ci vuole.

#noivaliamo di più di così. Molto di più.

14 Comments La solita melassa Disney

    1. AvatarLa solita

      Divagazione :D!? Per tre giorni è stata la mia colonna sonora: comincio a sentire un certo senso di repul-z-ione ;D!
      Lui è un gran paraculo, lascia che te lo dica (ops! mi sento molto francese!!!)

  1. AvatarGAB

    ahahaha!!!
    tutte ‘ste ragazzine che cadono ai piedi del primo capitato…biancaneve…cenerentola…la bella addormentata!!! è che…sono attratte dai soldi, ecco.

  2. AvatarSlela

    Da noi i maschi sono la maggioranza, quindi Rapunzel poverino prende polvere sullo scaffale.
    Ma se vuoi vederti cars 1 e 2 mille milioni di miliardi di volte allora aggregati pure…
    Sinceramente avrei voglia di principesse.

  3. AvatarMamma Avvocato

    Quoto in pieno!!
    Io l’ho visto solo due volte e ho pensato lo stesso!
    La favola originaria, inoltre, era diversa e molto più bella.
    L’unico cartone di “principesse” che non mi pare sia dello stesso tenore (ma lo visto solo una volta) è l’ultimo, quello di Merida, mi pare si chiami così, la scozzese dai capelli rossi. Mi è piaciuto, molto, anche perchè non finisce con il solito matrimonio e bnon ci sono storie d’amore melense!

  4. AvatarMoky

    Ahahahahhah mai visto Rapunzel, pur portandone il volto nel mio banner…mi assomiglia e mi sa anche ne carattere!!! La Disney di ragazze sveglie e emancipate ancora no?
    Dimenticavo…ho figli maschi, il cartone che gira x la maggiore qui è Kung Fu Panda, un cicciotto ebete che però fa grandi cose…per sbaglio!!!

  5. Avatarmonica

    Ecco perchè alle gnome ho recentemente regalato “Ribelle” che effettivamente mi è sembrato un po’ più avanti in questo senso!
    E ci siamo ritrovate a piangere tutte insieme…

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