La solita sintesi perfetta di Pennac

Questo piacere è a portata di mano, facile da ritrovare. Basta non lasciar passare gli anni. Basta aspettare che faccia notte, aprire ancora una volta la porta della sua camera, sederci accanto al suo letto e riprendere la nostra lettura comune.
Leggere.
A voce alta.
Gratuitamente.
Le sue storie preferite.
Quel che succede allora merita una descrizione. Tanto per cominciare, non crede alle sue orecchie. E’ già rimasto scottato una volta… Con le copertine tirate fin sotto il mento, se ne sta sul chi vive, temendo un tranello.
“Bene, cos’ho letto?”
E invece no, questa domanda non gliela facciamo. Né nessun’altra. Ci limitiamo a leggere. Gratis. Lui a poco a poco si rilassa. (Noi pure.) Ritrova pian piano quella concentrazione sognante che gli si dipingeva in viso la sera. E finalmente ci riconosce. Dalla nostra voce ritrovata.
Per la forte emozione può succedere che si addormenti già dai primi minuti… che sollievo.
La sera seguente, stesso appuntamento. E probabilmente stessa lettura. Sì, è molto facile che ci chieda la stessa storia, per dimostrare a se stesso che il giorno prima non stava sognando. E forse ci farà le stesse domande, negli stessi punti, solo per la gioia di sentire le stesse risposte. La ripetizione rassicura. E’ prova di intimità. E’ il respiro stesso dell’intimità. E lui ha proprio bisogno di ritrovare quel soffio:
“Ancora!”
“Ancora, ancora…” vuol dire, su per giù: “Dobbiamo proprio volerci bene, noi due, per accontentarci di quest’unica storia, ripetuta all’infinito!” Rileggere non è ripetersi, ma dare una prova sempre nuova di un amore instancabile.
Quindi rileggiamo.
Ha lasciato la sua giornata alle spalle. Ora siamo qui, finalmente insieme, finalmente altrove. Ha ritrovato il mistero della Trinità: lui, il testo, e noi (nell’ordine che si vorrà, visto che tutta la felicità sta proprio nel fatto di non poter mettere in ordine gli elementi di questa fusione!).
Fino a quando non si concederà l’estremo piacere del lettore, che è quello di stancarsi del testo, e ci chiederà di passare ad altro.
(Tratto da Come un romanzo* di D. Pennac, Feltrinelli).

Quest’anno il tema della scuola materna delle due bambine è la narrazione e le solite maestre hanno accolto i genitori condividendo con loro questo brano.
La solita Simonetta aveva dimenticato il suono perfetto di queste pagine, anche se il suo metodo LAVA non è altro che uno spin-off della capacità di sintesi di Daniel Pennac.
I genitori hanno poi brindato con il succo della crescita (acqua e menta, niente di allucinogeno eh! O forse si, chissà) che avevano bevuto i bambini nella mattinata, hanno passeggiato nella stanza della scuola occupata in uso gratuito da un drago dormiente e ovviamente la solita mamma è tornata a casa con la testa fra le nuvole.
Fantasia, immaginazione, competenza, ma soprattutto la certezza che l’ambiente in cui stanno crescendo le sue bambine profuma di magia e di sviluppo emotivo.
Unica e insolita scuola dell’infanzia di Pesaro.

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