La solita omologazione

Per questo Venerdì del libro di Homemademamma la solita Simonetta azzarda una proposta che la sta facendo riflettere.
Si tratta di Cosa fare delle nostre ferite? di Michela Marzano, edito da Erickson.
E’ un libretto breve, ma il cui contenuto apre a pensieri che continuano a lungo anche dopo averlo chiuso.
Le ferite di cui parla l’autrice sono l’occasione per parlare dell’Altro, dell’Alterità, di quello che è Diverso e che non è Omologato.
E di come lo si affronta o lo si potrebbe affrontare.

C’è la paura.
Perché, in un momento o nell’altro della vita, proviamo tutti paura dell’altro, di noi stessi, degli altri? Che cos’è la paura? A cosa rinvia? Perché emerge e ci paralizza?[…] La paura è un sentimento, un’emozione […] La sensazione di essere di fronte a un pericolo. Tutte le volte che si pensa di essere di fronte a un pericolo, la reazione è sempre la stessa: si ha paura. Punto e basta. Il che non vuol dire che la paura sia sempre e solo negativa, poiché aver paura significa prima di tutto essere in grado di identificare un pericolo, e poi tentare anche di andare avanti, cercando all’interno di sé quelle risorse che almeno in teoria dovrebbero permetterci di superare la paura e di affrontare il pericolo di fronte al quale ci troviamo. Solo che la paura, a molte volte, finisce di paralizzarci.

C’è il controllo.
Noi oggi viviamo in una società che è sempre più dominata da un vero e proprio mito del controllo. Se c’è un postulato su cui tutti oggi sono d’accordo è proprio questo: per riuscire nella propria vita e non essere un fallito, di deve poter controllare a 360 gradi con l’illusione che tutto dipenda da noi. L’individuo contemporaneo è ossessionato dal controllo sulla propria vita: deve poter sempre “gestire il suo tempo”, “avere il controllo sul suo futuro”, “dominare il prorio corpo” […].
Si deve riuscire nella vita esattamente come si riesce a fare una dieta. Si deve riuscire con i figli proprio come si riesce a organizzare una vacanza. Si deve riuscire nella coppia come si riesce a cucnare una salsa […].
Se una persona si “pone le domande giuste”, e “segue le giuste regole”, il risultato è scontato. E’ il principio della maionese. Se “impazzisce” significa che non avete seguito la ricetta alla lettera […].
Accade la stessa cosa nella vita: se fallite una dieta o se il vostro compagno o la vostra compagna vi lascia, è soltanto colpa vostra […].
Non siete stati “all’altezza”.
Non avete saputo gestire la situazione.

E quindi.
[…] il modo migliore per controllare la paura […] è proprio la demonizazzione dell’altro.
Ogni differenza, in quanto “differenza”, è pericolosa perché mette in discussione il mito dell’omologazione, dell’identità, dello stesso, dell’identico.La soluzione apparentemente è molto semplice. L’unico modo per cominciare ad accettare l’altro e l’alterità altrui – può sembrare un paradosso ma non lo è – è cominciare ad accettare la propria alterità: cominciare ad accettarsi anche se non si è “perfettamente adatti”, anche perché la sensazione di non essere adatti ce la portiamo dietro tutti […] e non passa mai.
Il sentimento di “inadeguatezza” ce lo portiamo dentro un po’ tutti, anche se in modo diverso.

C’è una certezza finale.
[…] Naturalmente, l’accettazione di se stessi è complessa. 

Nel caso dell’autrice la grande ferita, motivo in parte delle sue riflessioni, è l’anoressia (della quale ha sofferto). Ma le sue riflessioni valgono per molte delle forme di controllo che vanno di moda ora e che altro non sono che incapacità di accettarsi per quello che si è: diversi e unici.
Uomini e donne.
Connazionali e stranieri.
Ricchi e poveri.
Vecchi e giovani.
Magri e grassi.
Eterossessuali o omosessuali.

Sereno weekend a tutti.

20 Comments La solita omologazione

  1. AvatarBABBOnline

    Credo che questa mania del controllo sia l’evidenza della nostra incapacità di accettare che, proprio all’opposto, la nostra vita è assolutamente fuori dal nostro controllo o, comunque, le cose che possiamo controllare sono veramente poche e veramente piccole rispetto alle cose importanti. Cerchiamo di circondarci di piccole certezze di controllo per andare avanti, probabilmente perché non abbiamo ancora la forza di affrontare la verità sul mondo. Come piccoli capitani di un guscio di barca rimaniamo in un porto sicuro convinti di controllare la navigazione senza mai affrontare il mare aperto. Ma il mare aperto prima o poi va affrontato, se non andiamo noi, verrà lui da noi. I porti non ci proteggono da tutte le onde.

    L’altra sicurezza ci arriva dall’omologazione. La diversità ci fa paura perché ci costringe a rimettere in gioco le nostre certezze. Lo vedo tutti i giorni. Chi vuole mantenere la propria diversità, anche nelle piccole cose, viene visto male e si tende ad allontanarlo. Anche nel lavoro, dove sulla carta si lodano le idee e si combatte il conformismo, si ripete quotidianamente la celebrazione dell’omologazione.

    1. AvatarLa solita

      Mi piace la tua frase: “I porti non ci proteggono da tutte le onde.” Lo dici a una che del “porto sicuro” ne ha fatto una filosofia di vita e che a 42 anni si ritrova a mettersi in discussione. Accettarsi diversi da come siamo abituarti a pensarci è una bella impresa, però…
      In ambiente lavorativo il diverso è incomprensibile: va bene il basso profilo, standard e possibilmente privo di neuroni…
      A dispetto di queste riflessioni anche un po’ amare, ti auguro un buon fine settimana, di cuore :D!

  2. AvatarLaNinin

    Penso che l’accettazione di sè parta inevitabilmente dalla conoscenza di sè, il famoso “conosci te stesso”. Quando impariamo a conoscerci, scopriamo un tesoro: accanto ai nostri lati oscuri, ce ne sono altrettanti luminosi e la luce, se pur piccola, illumina il buio più pesto. Come non accettare la luce che c’è in noi?!
    Altro aspetto è l’adesione a modelli esterni. Questo è un passaggio obbligatorio, ma in questo senso: gli altri ci fanno da specchi, sono gli altri che ci “servono” per conoscere noi stessi, per vedere lati di noi, di cui non abbiamo consapevolezza. Non dobbiamo omologarci, dobbiamo anzi scoprirci, solo in questo modo saremo a nostra volta specchi per gli altri. Il controllo esasperato non è altro che il tentativo di sfuggire a noi stessi, ci rassicura perchè non ci mette in discussione, ma è anche la peggior prigione alla nostra libertà.
    E qui si aprirebbe una vita di domande…

    1. AvatarLa solita

      Mi piace la tua visione luminosa del Sé stesso, decisamente positiva, solare e ottimistica.
      Io spesso mi ritrovo nell’angolino più buio, travolta dagli eventi che non riesco né posso controllare. La Marzano sottolinea come la filosofia imperante ora del tipo “basta volerlo”, crea enormi sensi di colpa, perché se non si riesce nell’obiettivo allora la conclusione non può che essere “non lo voglio abbastanza, non sono abbastanza brava”. Insomma è dura e qualche volta vorrei evitare di farmi tutte queste seghe mentali…
      Non lo so!
      La solita complicata ;D!

  3. AvatarDiario magica avventura di Federicasole

    Tema molto complesso. Io, come molte donne, sono una che vuol tenere sempre tutto sotto controllo, è una vita che cerco di smorzare questo mio lato, un po’ ci sto riuscendo, sarebbe interessante leggere questo libro e trarne spunti per migliorarmi. Anche perchè, come dice babbo on line, è più una sicurezza mentale, perchè in realtà sotto il nostro controllo c’è ben poco. Me lo segno!

    1. AvatarLa solita

      Visto che sei come me, temo che alla fine ti ritroverai come me con le spalle al muro. L’abitudine al controllo “rassicurante” è difficile da moderare. C’è tanto da fare :D!
      Buon fine settimana!

  4. Avatar

    Tema molto complesso davvero.
    Anche io sono stata maniaca del controllo, ma mia figlia me ne ha liberato. Ora sono una persona che cambia idea quando serve, che non si autointrappola in regole ferree autoimposte e via dicendo (sono sicura che hai capito cosa intendo). L’unica che mi impongo ancora è: prova a guardare il mondo con occhi diversi ogni volta. Se lo faccio con i suoi è sempre un vantaggio, un alleggerire, un togliere vincoli e rigidità e questo mi fa bene, per questo l’ho tenuto come poche altre regole (tipo: fai qullo che ti fa stare bene e se puoi evita di fare cosa ti fa soffrire).

    Poi è stato divertente scoprire leggendoti che, da vegan che sperimenta e non si fa mancare niente, ho capito che le maionesi più interessanti (senza uova), vengono nei modi più impensati, spesso quasi per caso, a scapito dei tanti post per ricreare la maionese perfetta… 🙂

    ciao!

  5. Avatarfranci

    Sereno We ? E come faccio se mi lasci tutto questo su cui riflettere? …

    e domani provo a fare la maionese …cosi’ un po’ con leggerezza …. vedremo….

    1. AvatarLa solita

      Per essere un blog che non si occupa di cucina mi state facendo venire voglia di fare la maionese ;D!
      Franci, non volevo aggiungere carne al fuoco dopo la Tata Lucia ;D! Ahahhahaah!
      Scherzo ovviamente :D! Un abbraccio!

    1. AvatarLa solita

      Il tema della diversità in biblioteca è da anni di moda, ma il punto di vista di Michela Marzano mi ha colto di sorpresa e mi piace. Parte dalla propria identità, per arrivare e coinvolgere l’intera società attuale. Fa decisamente pensare!
      Buon fine settimana :D!

    1. AvatarLa solita

      Grazie a te :D! Felice di esserti stata utile. Temevo un po’ a proporre questo libro che pone interrogativi seri e per neinte “divertenti” come un weekend piovoso richiederebbe.
      Un abbraccio!

  6. AvatarGaia

    Citando un mio mentore: conoscere se stessi non è quella meravigliosa esperienza che tutti credono. L’omologazione è sicurezza, rifugio, tranquillità, stabilità. Essere se stessi è un salto nel vuoto, è incappare negli sguardi, nella disapprovazione: solo l’accettazione di sè fa in modo che di quegli sguardi te ne puoi anche fregare, gli amici saranno meno (ma veri), la vita incerta ma, senza dubbio, più intensa. Tutti noi abbiamo dentro tonnellate di m….a (sorry… ma ci stava bene!)!
    Se solo avessi il coraggio di essere più me stessa, accettando TUTTO, vivrei sicuramente di più ma devo dire che questo schermettino qui davanti a me mi sta molto aiutando a dire di più ciò che penso e sento (e questa esperienza me la sto portando nella vita di tutti i giorni!)

    1. AvatarLa solita

      E’ vero che il blog permette di dire (e pensare) più cose di quanto riusciamo a fare nella quotidianità anche se poi questa esperienza rientra dalla porta di servizio nel resto della vita vera (come se questa virtuale non lo fosse!).
      Grazie per aver condiviso una parte di te così personale!
      Buon fine settimana :D!

  7. AvatarStefania

    Questo libro mi è nuovo. Anche noi oggi parliamo di paure… ma in un contesto ben specifico e proponendo un libro di tutt’altro genere.

    1. AvatarLa solita

      Le paure ci accompagnano per tutta la vita. Conosco il libro che ha raccontato: affrontare le emozioni dei bambini con i bambini per me è fondamentale. Nel rispetto dei loro tempi, insieme. Mi auguro che questa terapia omeopatica “libresca permetta loro di crescere liberi e più sereni.
      Ciao e un abbraccio!

  8. Avatarla povna

    E’ veramente molto complicato, riuscire a riflettere su una questione del genere. Oltre tutto la conoscenza diretta dell’autrice in questo caso può fare da ostacolo più che veicolo per una riflessione serena. Il controllo arriva, inevitabile, con il talento. Sta poi a quello stesso talento svilupparsi in modo da controllare di non essere troppo controllato!

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