Insolita intervista “difettosa”

La solita Simonetta ci ha impiegato un po’ ad avere Le difettose*, ma appena l’ha tenuto fra le mani, l’ha letto tutto in un fiato. Nel frattempo è stata durissima non leggere le recensioni che uscivano.
Poi succede che Eleonora Mazzoni scopra il solito blog. Voi capite che questa intervista e questo post entrano a pieno diritto tra quelli ai quali la solita mamma è più affezionata.
Il tema del romanzo è all’ordine del giorno. Oggi il ruolo della donna è condizionato dal fatto di poter diventare madre. A ondate si legge anche nei blog di questa altalena che la donna vive rispetto alla sua capacità di procreare e poi, una volta diventata madre, la sua difficoltà di (re)inserirsi nella società che quel ruolo lo pretende ma che spesso non le viene facilitato.
In questo libro, che ha tanto di divulgativo, la protagonista appartiene al gruppo di donne che vogliono avere un figlio a tutti i costi: leggendo alcune interviste di Eleonora, l’insolita Sherlock ha scoperto che anche per l’autrice l’arrivo di un figlio non è stato così facile.
Biologicamente la donna può avere dei figli.
Ma non è sempre così.
In Le difettose* si parla di procreazione assistita, ma anche di aborto, della lotta personale di Carla per avere un figlio, ma anche la sua vittoria finale (perché la solita mamma la legge così!) nel riuscire ad essere donna completa nonostante un figlio non arrivi.

1. Qual è la tua idea di donna oggi?
La vedo un po’ libera e un po’ schiava, ad un punto di svolta importante. Dopo gli anni settanta, periodo in cui si sono conquistati diritti fondamentali e si è scoperto, rispetto alle proprie madri, una varietà di modi di vita e di realizzazione (aldilà di matrimonio e figli), si è passati piano piano alla consapevolezza che conciliare i doveri materni (che non accennano ad alleggerirsi, vista anche la resistenza degli uomini a dividersi equamente i compiti) con l’attività e l’ambizione professionale resta problematico. Anche perchè, se da una parte in Italia il modello prevalente, almeno all’apparenza, rimane la donna che fa figli, dall’altra, nel momento in cui li fa, non ha nessuna considerazione da parte dell’esterno, diventa invisibile sia lavorativamente che socialmente, una specie di paria. Credo che dovremmo percorrere con grande tenacia la strada per diventare sempre più coscienti e saper usare la forza e i poteri di cui siamo ricche, anche per trasformare la nostra società, così poco accogliente nei confronti di donne e bambini.

2. Una donna per sentirsi realizzata deve avere un figlio? Te lo chiedo perché provocatoriamente questa domanda l’avevo lanciata nel solito blog molto tempo fa, visto il numero considerevole di donne che non si accontentano più di un solo figlio. Personalmente conosco parecchie amiche con tre figli, io stessa ne ho tre. E la questione era ed è: non è che visto che la società non ci riconosce come donne la stessa condizione dell’uomo allora torniamo al focolare domestico dove potersi sentire davvero realizzate e riconosciute nel ruolo che ci appartiene?
Seppure l’esperienza dei figli rappresenti un’esperienza enorme e unica, non surrogabile con altre, non credo che sia necessaria per sentirsi realizzate. O meglio. Non è quell’esperienza che realizza. Più ci si arriva già realizzate (non socialmente o professionalmente ma interiormente) più si amplificherà lo stato di pienezza. Di per sè non è una bachetta magica. Anzi in certi casi può essere addirittura devastante. Anche perché “essere madri” è una categoria più ampia del “fare figli”. E lo dico io, che per anni ho cercato di diventare madre con un’intensità che non avevo mai provato prima per nessun altro desiderio, e che in quel periodo sono stata circondata da migliaia di donne che urlavano la loro disperazione per non riuscire a procreare. In un sondaggio fatto 40 anni fa in America emerse che il 70% delle intervistate (donne con figli) non avrebbe rifatto quella vita, sapendo quello che le aspettava. Io penso che il punto sia ancora una volta quello della scelta consapevole, informata, valutata. Capire profondamente cosa si vuole e andarci fino in fondo, aldilà dei giudizi altrui. Se si ritorna a fare figli, e magari più di uno, questo può essere segno di una resa (dal momento che, anche a causa della crisi economica, non mi riesco a realizzare fuori, rientro all’interno delle mura domestiche a fare il più bel mestiere del mondo) ma, al contrario, può essere una rivendicazione potente della nostra differenza identitaria e addirittura può diventare un’arma politica e morale. Dipende, insomma. D’altronde la maternità è l’esperienza più complessa e creativa del femminile (anche se per millenni è stata fonte dell’oppressione delle donne).

3. Una donna oggi che non voglia o non riesca ad avere un figlio secondo te è considerata sbagliata dalla maggioranza della gente (o solo dalle altre donne)? E’ solo un problema di riconoscimento sociale? O è qualcosa di più personale e/o atavico?
Una donna che non voglia figli è ancora oggi considerata sbagliata dalla maggioranza delle altre persone. Soprattutto se è sposata o in coppia, la childfree è vista come edonista o troppo individualista. La si giudica immatura, incompleta, strana, carrierista, ambiziosa e via dicendo. E’ costantemente costretta a giustificarsi. Salvo poi, sotto sotto, essere invidiata da chi crede di aver sacrificato troppo di sé per i figli. La sterilità, invece, viene percepita da sempre, in ogni cultura, tradizione, epoca, come una disgrazia. Peggio. Come una punizione divina. Una donna infertile sente di fallire uno dei compiti principali della sua femminilità, di mancare di uno dei requisiti più importanti. Si sente defraudata di un diritto elementare. Questi giudizi sono presenti aldilà della nostra volontà, seppelliti in qualche parte recondita e inconscia del nostro essere, anche se siamo persone indipendenti e anticonvenzionali. Sono fardelli molto pesanti. Se poi una donna si ostina a cercare un figlio che non arriva, è percepita in modo ancora peggiore. Dovrebbe fare di necessità virtù, invece di sfidare la natura. La società tende a riportare alla norma. Spinge chi non vuole avere figli, a farne. Chi non può, ad accettare la sorte. Che importa se una donna sterile potrebbe essere una madre eccezionale e una donna che non vuole averne, invece, esecrabile. Sono dettagli poco importanti.

4. So che è un tema spinoso: ma cosa pensi dell’aborto? Carla, nel suo percorso, sembra incolparsi dell’aborto procuratasi a 15 anni.
Anche se non ho mai abortito volontariamente, è un’esperienza che ho voluto far vivere a Carla. Narrativamente mi serviva per creare un rapporto speciale con la nonna. Ho cercato però che non le causasse sensi di colpa. Carla, non riuscendo a diventare madre, si sente “difettosa”, ma più in generale, nei confronti di un destino (sorte, Dio, karma, fortuna, non sa come chiamarlo), che si mostra troppo cattivo e ingiusto. E lei grida: “Perché?”, “Cosa ho fatto per meritarmi tutto questo?”, Che colpa ho?”, “Perchè mi tocca subire questa ingiustizia?”, “Perchè a me i figli che voglio non sono concessi e magari arrivano a chi non li desidera o quando non si è pronti?”, “Perché si concepiscono figli che dopo pochi mesi si perdono o nascono bambini che dopo pochi anni muoiono (come nel caso del primogenito di nonna Rina e del figlio di Seneca)?”. E’ l’urlo dell’uomo nei confronti di quell’imponderabile, a volte assurdo e violento, che non si riesce a imbrigliare con la nostra volontà. Detto questo, sull’aborto ho un pensiero laico. Così come sulla fecondazione e sul fine vita, credo che siano questioni molto delicate, da valutare bene all’interno della propria coscienza.

5. Tra le righe del tuo romanzo si parla della legge n. 40 sulla fecondazione assistita in Italia: allora le donne non sono riuscite a fare fronte comune per modificarla. Per ignoranza o per quale altro motivo?
Credo soprattutto per ignoranza. Nel 2005 si parlava ancora poco e molto male di questi temi. In questi sette anni, però, le cose sono cambiate. L’informazione è aumentata e mi auguro che continui ad aumentare sempre di più. Anche perchè sempre più coppie sono toccate dal problema “infertilità”. E quando una faccenda ti tange profondamente o comunque la conosci bene, fin nelle sfumature, ha la capacità di aprire i cervelli e liberarli da tanti pregiudizi.

6. Quanto di tua madre e di tua nonna c’è nella madre e nella nonna di Carla?
Diciamo un buon 50%. Il rapporto tra Carla e sua madre, così distante e poco accogliente, non perchè manchi l’amore ma perchè si è incapaci di dirlo, di comunicare i sentimenti, è stato per molto tempo simile a quello mio e di mia mamma e simile, ho notato, a quello di molte donne con le proprie madri. Come se mancasse un linguaggio del cuore e la trasmissione del vissuto. Che a volte succede saltando una generazione: Carla, appunto, lo trova con la nonna, che diventa la madre d’elezione. Anche mia nonna, seppur in modo diverso (in tutto il libro mi sono divertita a mescolare elementi reali a quelli di fantasia), come nonna Rina, era un’energica romagnola, vitale e anticonformista, che “prima di diventare solida come una quercia era stata fragile come un albero rinsecchito”.

7. Mi sembra di aver capito che anche tu come Carla ti sei allontanata dalla tua città natale: lo stesso ho fatto io. Per me è stato un modo per crescere, per mettermi alla prova. E’ stato così anche per te?
Assolutamente sì. E’ stata dura. La Romagna è una terra calda e dolce. E’ difficile lasciarla. Soprattutto per una città meravigliosa ma complessa e dura come Roma. Quando sono arrivata ero sola. Senza amici. In cerca di una casa. In cerca di un lavoro. Ho dovuto ricominciare tutto da capo. Ma avevo necessità di giocare senza rete di protezione.

8. Carla ad un certo punto del romanzo cerca nella spiritualità una risposta: per te quanto è importante (se lo è) oggi la fede (qualsiasi essa sia) nei momenti difficili della vita.
La dimensione spirituale è fondamentale e pervade la mia quotidianità. Mi sono sempre interessata molto alle religioni. Da alcuni anni sono felicemente buddista. Ho sempre avuto problemi a credere in un essere trascendente superiore, creatore del cielo e della terra, il cui operato a volte risulta ingiusto e incomprensibile. Nel buddismo dio è immanente, dentro alle cose, dentro alle persone, dentro all’universo, che esiste da sempre e sempre esisterà (magari cambiando modi e forme). E’ più facile da accettare. Come il concetto di karma, il magazzino delle cause messe in questa vita (e nelle precedenti) con le nostre azioni, pensieri, parole. Che però possiamo trasformare. Mettendo cause diverse che daranno come frutto effetti diversi. Mi sembra una religione umana, molto umana (e non troppo!).

9. Come pare nel tuo romanzo anche lo yoga: pratichi yoga? Se si perché l’hai scelto e che effetti ha su di te.
L’ho seguito per anni, perché avevo trovato un ottimo insegnante. E’ una pratica che come il buddismo mira a rendere le persone autosufficienti, quindi centrate, nonostante quello che può succederti esternamente. “L’uomo saggio non si lascia sviare dagli otto venti: prosperità, declino, onore, disonore, lode, biasimo, sofferenza e piacere. Non si esalterà nella prosperità né si lamenterà nel declino”, dice un pensiero buddista.

10. Oggi sei mamma: raccontaci il tuo essere mamma e donna. Come la tua vita è cambiata (se è cambiata) anche da un punto di vista lavorativo.
Sono stata completamente travolta dall’arrivo di Emma e Matteo. Ero abituata ad essere io il centro di tutto. Facevo una vita entusiasmante e indipendente, piena di amici, viaggi, interessi, un bel lavoro, avevo un felice matrimonio. Tutto questo è andato in crisi. Anche perchè la mia famiglia di origine sta in Romagna (e mia madre ha sulle sue spalle altri 5 nipoti dagli 0 ai 5 anni), quella di mio marito è a Napoli. Noi siamo soli a Roma. So che per parecchio non potrò riprendere a fare l’attrice. Quando la facevo, vivevo sempre con una valigia pronta per partire. La nostra casa è improvvisamente diventata piccola. Matteo è stato ricoverato per più di un mese al Bambino Gesù per una gravissima setticemia. Quindi finora è stato tutto difficile, complicato, faticoso. Ma bellissimo. Anche se da 10 mesi non sono ancora riuscita a fare un sonno di almeno 4 ore, sono felice. Sempre. Mi sento fortunata di avere 2 bimbi che stavano quasi per non arrivare. Anche la crisi con mio marito sento che sarà una rinascita. E “Le difettose” sta andando benissimo. Il romanzo è stato accolto con molto calore da tutta la stampa, è arrivato alla seconda ristampa e sono stati venduti i diritti cinematografici. In più mi ha fatto scoprire una vera passione per la scrittura. Durante la gravidanza (passata tutta a letto) ho scritto la prima versione del nuovo romanzo. Ora ci sto lavorando e appena finisco farò leggere alle editor di Einaudi. Non male, no?

Non è per niente male!
Grazie Eleonora

Questo post partecipa al Venerdì del libro di Homemademamma.
Buon week a tutti!

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19 Comments Insolita intervista “difettosa”

  1. AvatarSlela

    Bellissima intervista, complimentoni e tanto di cappello! Questo libro è in wishlist da un sacco di tempo, lo leggerò di sicuro prima o poi.

  2. Avatar

    Complimenti, che bella intervista!
    I temi sono caldi, delicati, e ci sarebbe tanto da dire. Convengo con molto di quello che ti ha detto Eleonora Mazzoni, che non conoscevo. Diventare madre è qualcosa che viene vissuto in modo molto soggettivo e spesso sconvolgente, e si incastra altrettanto spesso con grande difficoltà nella vita precedente che avevi, ancor meno nella società.
    Sono curiosa di leggere le difettose, ora.
    ciao!

    1. AvatarLa solita

      Credimi, il libro si legge tutto di un fiato.
      Affronta molti punti all’ordine del giorno e dopo che l’hai finito la testa è ancora in mezzo a quelle pagine.
      Ciao!

    1. AvatarLa solita

      Davvero è stata una bella fortuna: mi è capitato delle volte di andare a conoscere autori dei quali ho amato i libri e che poi come persone sono state una delusione.
      Su Eleonora posso solo dire di essere veramente felice di averla avuta mia ospite!

  3. AvatarAlice

    Bellissima intervista Simonetta. Temi non facili e proprio per questo è importante che se ne parli. Buon fine settimana.

    1. AvatarLa solita

      Grazie Alice!
      Credo che la donna sia un bellissimo arcobaleno di colori: Eleonora riesce a dipingere come autrice e come donna divinamente il nostro femminile.
      Buon weekend!

  4. Avatarmonica mimangiolallergia

    Devi leggere allora un libro… non ricordo il titolo, ma dovrebbe suonare lettera al bambino che non avrò mai o qualcosa del genere dove l’autrice sceglie di non averne…
    Quello che ogni tanto mi innervosisce è il dover per forza essere etichettata… madre, moglie, lavoratrice, casalinga… non so, non mi sembra che per gli uomini sia la stessa cosa, loro si differenziano per categorie professionali… non so, comunque mi hai incuriosito e bella intervista e mi segno queste parole: centrate, nonostante quello che può succederti esternamente. “L’uomo saggio non si lascia sviare dagli otto venti: prosperità, declino, onore, disonore, lode, biasimo, sofferenza e piacere. Non si esalterà nella prosperità né si lamenterà nel declino”, dice un pensiero buddista.” grazie, oggi ne ho proprio bisogno e settimana prox io alice riprenderemo yoga…

    1. AvatarLa solita

      Si tratta di “Lettera a un bambino mai nato” della Fallaci.
      Quella citazione è davvero da tenere in bella vista! Hai ragione :D!
      Un abbraccio e spero che il fine settimana ti risollevi il morale: comunque se hai voglia di una mail-spalla su cui “piangere” sai dove trovarmi :D!

  5. Avatarmaris

    Intervista davvero bella e libro che conosco di fama ma non ho letto: ora come ora non so se mi andrebbe, ma lo terrò presente sena dubbio per il futuro perchè tratta un tema molto delicato e anche attualissimo.
    Intanto complmenti ancora e un augurio di buon fine setimana!

  6. AvatarDiario magica avventura di Federicasole

    Complimenti per l’intervista, sei sempre piena di idee e iniziative!Il libro lo avevo considerato già fra le mie letture ma poi l’ho messo da parte per l’eco di dolore che si porta dietro. Lo tengo per un momento futuro in cui vorrò affrontare questo delicato argomento.
    Buon weekend!

    1. AvatarLa solita

      Non siamo mai abbastanza pronte per affrontare certe tematiche, perché si “spera” che capiti sempre ad altri o semplicemente perché “tanto io i figli ce li ho”.
      Io sono dell’opinione che la solidarietà tra donne passi anche attraverso l’empatia: Eleonora con un romanzo non facile ci mette nelle condizioni di provarla.
      Buon fine settimana anche a te

  7. Avatarjessica

    Tematiche molto presenti anche nel mio vissuto, appena ci riesco mi confronto con il libro. Grazie ad entrambe per questa intervista!

  8. AvatarStefania

    Ciao. Avevo letto da qualche altra parte una recensione di questo libro ma la tua intervista, lo ammetto, è stata molto più efficace di quanto letto in precedenza!

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