Insolita spiritualità laica

La solita Simonetta c’è, ma si sente altrove.
Il solito marito e le tre palline lo sanno, ma non riescono a capire. Veramente nemmeno la solita mamma riesce a capirsi fino in fondo.
La morte del solito nonno è arrivata come un fulmine a ciel sereno (in realtà la solita veggente l’aveva previsto: lui non poteva stare senza la solita nonna). Non ci sono state corse in ospedale, agonia. Si è semplicemente spento, senza accorgersene. Dopo aver vegliato la sofferenza atroce della solita nonna, una morte soffiata nel cuore è bella. Ma.
Nonostante questo, due perdite in sei mesi lasciano un segno profondo.
Nonostante la solita Simonetta li vedesse molto poco, i soliti nonni erano a 350 km di distanza, disponibili e raggiungibili per telefono tutti i giorni.
C’erano.
Per dirsi sempre le stesse cose, per sapere come stava il nonno e per respirare la crescita acrobatica dei nipoti.
A 42 anni questa certezza è improvvisamente scomparsa.
Loro non ci sono più.
La solita mamma in questi giorni parla molto poco (non solo nel solito blog).
Non ha parole che non siano quelle d’ordinanza (oltre a qualche strillo ai bambini intrisi di stranimento).
Il suo cocktail quotidiano sono le parole scritte da altri.
E’ alla ricerca di un’autenticità che la perdita dei genitori le hanno lasciato.
Domande sotto pelle da sempre Perché, Dove vado, Chi sono e voglio essere sono riaffiorate e ora non possono più restare sospese.
Tutto è cominciato da La saggezza dello yoga* di Stephen Cope (Feltrinelli). Era un libro che aspettava la solita donna da un po’, ma forse attendeva solo il momento giusto per essere letto. E questo lo è, o meglio lo sarà sicuramente per qualche tempo (visto che può-deve essere ripreso molte volte). E’ una lettura spirituale, filosofica, se non anche religiosa, che sonda la profondità dell’anima. Non chiedetele perché ma dalla mistica orientale la solita lettrice è finita ad Ave Mary* di Michela Murgia (Einuadi) e alle radici del suo essere donna (anche se la solita Simonetta è mooolto laica). Nonostante qualche pregiudizio personale della solita mamma, La Murgia, teologa sarda, deve essere letta perché scende nel profondo femminile di ciascuna donna ed è difficile non ritrovarsi, credenti o meno. Per colpa di Ave Mary* la solita Simonetta ha continuato questo percorso. Nei ringraziamenti del suo volume Michela Murgia scrive: E’ stata fondamentale per l’ultima stesura una bottiglia di rosso delle Langhe bevuta a Cuneo con Loredana Lipperini e Lorella Zanardo.
Non potevano mancare allora alla bibliografia del silenzio della solita donna Ancora dalla parte delle bambine* e Il corpo delle donne*.
La solita Simonetta sarebbe voluta essere anche lei nelle langhe a bere quel rosso con quelle donne speciali, eroiche, consapevoli, ma soprattutto vere.
Avviso ai lettori del solito blog: sentitevi liberi di non seguire l’insolita tangente che la solita donna sta per dare ai suoi pensieri.
Grazie a tutti e un abbraccio.

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18 Comments Insolita spiritualità laica

  1. Anonymous

    Bel percorso. Ti abbraccio forte dal basso delle mie domande da neo trimamma sulla morte e sulla vita. Che non hanno davvero una risPosta. Bonzomamma

  2. Palmy

    Perdere i genitori credo che sia un punto di passaggio difficile, come sentirsi scoperti e gli unici depositari di una tradizione, mi ha raccontato mia madre. Nel tuo percorso aggiungerei In nome della madre di Erri de Luca.

    1. La solita mamma

      Lo aggiungo sicuramente. Grazie :D!
      Adesso nella mie letture mi sto circondando di autrici donne, non lo so perché, ma forse hai ragione tu suggerendomi percorsi alternativi!
      La solita complicata eh!?

    2. cristina- per martino mamma

      Condivido pienamente la scelta per “In nome della madre”- pulsante ed essenziale.
      Ciò che davvero conta.

  3. Alice

    Puoi continuare a parlare non con loro ma di loro alle tue palline. Sai come svaniscono i ricordi a una così tenera età? Forse adesso fa male, ma col tempo, tra una favola, un libro illustrato e l’altro, racconta loro una storia più vicina, la storia delle loro radici. Un grande abbraccio.

    1. La solita mamma

      Mia figlia vuole andare a trovarli in cielo…
      Le ho detto che sicuramente andremo a trovarli, ma dopo che la nonna si è organizzata per bene. Intanto l’ha raggiunta il nonno, per noi c’è ancora tempo…
      Per loro è tutto più complicato dal fatto che in entrambe le occasioni le morti sono coincise con il fatto che io mi sono dovuta separare da loro: i loro sentimenti sono in conflitto, soprattutto per il più grande. Devo affrontare tutto, lo so, un passo alla volta, ma in realtà passerei le mie giornate a letto a leggere e dormire. Insolita fuggiasca eh :D!?

    2. Alice

      Perché fuggiasca? Il dolore ci mette a nudo ed è naturale il desiderio di appartarsi. Prenditi i tuoi tempi, cerca la serenità dovunque ti sembra di scorgerla e piano piano le cose riprenderanno il loro corso.
      E lasciati aiutare dai tuoi bambini che con gli anziani hanno un legame speciale. A novembre avevo scritto un post sul libro della De Gregorio. Una frase che mi aveva colpito era quella che accomuna i bambini agli anziani, perché gli uni sono da poco usciti dalla “non vita” e agli altri manca poco per tornarci. Un luogo speciale dove, probabilmente, riescono ad incontrarsi ancora.

    1. Cristina-sìsonotuttimiei

      Perdonami Simonetta, ma non posso non dirlo: loro ci sono. E anche la solita laica, in fondo al cuore, lo sa. Non più 350 km, non tempo o spazio, ma infinito, ciò per cui il nostro cuore é fatto. Non che questo tolga il dolore. Ma nel dolore c’é la speranza, non solo di un ritrovarsi lontano, in cielo (chissà perchè per i bambini questo é così naturale!). Io ti consiglio “Diario di un dolore” di C.S. Lewis. Lo leggi in due ore. Con molti fazzoletti accanto.
      Ti abbraccio!

  4. Gina Barilla

    Un abbraccio virtuale. Anche se quello delle tue palline e di tuo marito valgono più di qualsiasi parola si possa dire, o scrivere.
    E’ nell’Amore di chi ci sta accanto, che si trova sollievo alle sofferenze.

    1. La solita mamma

      “Amore” è una parola troppo spesso usata senza afferrarne veramente il senso profondo. Tu sei la terza persona in questi giorni che me ne ricorda il significato più autentico.
      Grazie e un abbraccio anche a te (anche se virtuali gli abbracci sono sempre ben accetti!)

  5. PdC

    E’ un momento importante, quello in cui si perdono i genitori. Loro, a prescindere da quanto siano stati presenti, sono il nostro baluardo.
    Ti lascio un abbraccio, ti posso dire che per me perdere mio padre ha coinciso anche con un grande momento di crescita personale ed era l’anno scorso, che grande lo ero già da un po’.

    1. La solita mamma

      Ho cominciato a rendermi conto di quanto la perdita di un genitore cambi la propria vita di “figlia”, quando a gennaio ho perso la mia mamma. Stavo ancora elaborando quella separazione quando mio padre è morto. Ho 42 anni, ma penso che non si sia mai abbastanza grandi… Sono certa però che anche questo deve avere un senso e sicuramente sarà motivo per “crescere” ancora anche per me.
      Grazie e un abbraccio fortissimo :D!

  6. Fioly

    so quanto male fa perdere un genitore. conosco il periodo delle parole che non si trovano, tutte quelle parole che si cercano in un libro, o in qualche voce più o meno autorevole che sappia farci capire che cosa sia, alla fin fine, questo mistero che chiamiamo vita.
    posso dire soltanto che, in qualche modo, si trova un posto per ognuno di questi sentimenti così ingombranti.
    grazie per aver condiviso il tuo percorso e ti auguro di trovare presto un bel respiro profondo e pieno di nuova linfa

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