I bambini e l’insolita arte del racconto

Quando la solita donna divideva l’appartamento con il solito compagno e una quantità industriale di inserti di quotidiani incappò in un articolo che si perse tra le montagne di carta. Il pezzo parlava dell’importanza della tradizione orale e dell’arte del racconto. Le sembra fosse Tuttolibri (inserto de La stampa, ma non ne è sicura). L’articolo in questione le è sempre rimasto nel cuore perché già allora ne condivideva lo spirito: l’importanza del raccontare attraverso le immagini, la parola scritta su carta o in versione digitale o semplicemente attraverso la narrazione orale.La solita mamma è una chiaccherona (insolita evoluzione della tradizione orale). Sugli argomenti che le interessano potrebbe parlare fino a restare senza voce. E le piace parlare con i suoi figli.
Una cosa che ha ereditato dalla solita nonna è quella di raccontare quello che le succede nell’arco della giornata. Da bambina questa attività le ha permesso di ri-leggere le proprie azioni insieme a chi la ascoltava e magari scoprirne, anche inconsciamente, delle sfumature diverse a posteriori.
Memore di quanto faceva la solita nonna, quando la solita Simonetta rientra a Pallandia Home chiede sempre ai bambini di raccontare cosa hanno fatto nell’arco della giornata in sua assenza: se sono andati a scuola cosa hanno mangiato, con chi erano seduti a tavola, con chi hanno giocato e a che cosa.
Da quando i bambini erano piccoli inoltre la solita mamma tiene insieme con la babysitter un diario di crescita sull’andamento della mattinata (in realtà è molto meno poetico di quanto possiate pensare, visto che contiene le comunicazioni di servizio, però i quaderni vengono gelosamente conservati con tutto ciò che i figli hanno fatto in compagnia della loro Mary Poppins e che i bambini avranno in eredità se la vorranno. Ma di questo la solita tessitrice di fili parlerà un’altra volta, visto che il diario di crescita non è altro che il prolungamento del diario delle gravidanze di ciascuno di loro).
Da diversi mesi alla sera, prima di dormire, è nata una nuova tradizione ed è quella di raccontare l’intera giornata. E’ successo una volta per caso e da quella volta, soprattutto Pallottolina, ne ha fatto una sua personale questione di vita o di sonno. A turno, e spesso con sonore litigate per chi deve cominciare, la solita mamma e i soliti figli si raccontano cos’è successo. La cosa più interessante è quando si raccontano le giornate trascorse tutti insieme. Escono, senza volerlo, i diversi punti di vista, ma vengono anche aggiunti particolari sfuggiti agli altri, ridimensionati se necessario. Solo allora per la solita mamma arriva il momento del “Fate bei sogni e buonanotte!”.
Queste tradizioni estemporanee hanno permesso ai bambini di esprimere emozioni, gioie, paure che solo così la solita mamma ha potuto conoscere.
Pallina da qualche sera vuole sapere come si sta in cielo con la nonna (una domanda uscita senza un perché, all’improvviso, a distanza di cinque mesi dalla morte della nonna).
Pallino parla del suo dispiacere se la mamma lo sgrida (“No, mamma non sono arrabbiato con te, sono solo dispiaciuto”).
Pallottolina sussurra il suo amore incondizionato per la sua mamma con la quale vorrebbe sempre e solo andare al mare (“Ma senza fratelli, eh”).
L’arte del racconto è apparsa come d’incanto nei lavori fatti dalle palline a scuola. Le maestre sostenitrici del bambino filosofo hanno raccolto le parole di ciascun bambino. Leggere i pensieri di Pallino e Pallina ha riempito gli occhi dei soliti genitori di un’ammirazione e di un orgoglio senza precedenti.
Questi momenti ciarlieri permettono spesso alla solita affabulatrice di raccontare la storia dei suoi figli direttamente a loro: negli ultimi giorni di scuola si sono riprese in mano le vecchie foto, di quando hanno cominciato l’anno scolastico (la solita mamma immortala i giorni startegici per i suoi racconti futuri). Per Pallino, che sta finendo la scuola materna, permette di ripercorrere i suoi ultimi tre anni indimenticabili di crescita.
La solita mamma non sa se i suoi figli da grandi saranno dei logorroici (ne è quasi certa), ma strecciare le emozioni attraverso il dialogo pensa possa essere di aiuto per renderli più consapevoli di loro stessi anche verso il mondo.
In questo gioco del raccontarsi i bambini sono curiosi di conoscere meglio anche i comportamenti dei soliti genitori: se si sono arrabbiati voglio sapere perché, se sono stanchi o hanno fame hanno voglia di approfondire. C’è da mettersi in gioco e qualche volta è necessario scendere dal piedistallo per far capire ai bambini che anche i soliti adulti sono semplicemente delle persone come loro.

14 Comments I bambini e l’insolita arte del racconto

    1. AvatarLa solita mamma

      L’appuntamento “chiacchere” va fatto prima dell’abbiocco materno ovviamente :)!
      Anche per me verso le 21 le palpebre calano disperatamente!

  1. Avatarmonica

    Anche io chiedo sempre cosa hanno fatto, cosa hanno mangiato, ecc, ecc. A volte i discorsi che ne escono sono esilaranti.
    Ma li facciamo mentre prepariamo la cena, apparecchiamo la tavola, ecc, perchè il dopocena è zona abbiocco…

    1. AvatarLa solita mamma

      Con la luce spenta, prima di dormire vengono fuori quelle cose un po’ più intime. Durante il giorno Pallina non mi parla della nonna che non c’è più, così come Pallino non abbassa le difese “da uomo”…

    1. AvatarAlice

      Ho letto adesso il commento di Velma. Altra mitica donna! Io però per l’affidamento ci penserei su! Hahahaha!

  2. Avatartowritedown

    E’ il primo approccio alla narrazione parlare e scrivere di sé e delle proprie azioni: oltre che bimbi filosofi in questo modo contribuisci a creare tre ottimi affabulatori.

  3. AvatarLa solita mamma

    Principalmente chiaccheroni ;D!
    Stiamo lavorando sull’affabulazione e sarà solo il caso/il futuro a dire se anche sulla filosofia…
    Ciao Grazia.

  4. AvatarRobin :D

    Ciao, bello questo rito di storytelling. Hai qualche consiglio per la mamma di un bimbo omertoso? Quando gli chiedo “cosa hai fatto oggi?” mi risponde che non se lo ricorda più :-/

    1. AvatarLa solita mamma

      Anche il mio primogenito era così all’inizio. Mi dava una risposta per farmi capire che non aveva voglia. Con lui anche adesso che ha cinque anni parlo molto più io e ogni tanto gli faccio qualche domanda (quando siamo soli, vista l’invasione delle sorelle!) e allora si apre di più. Ci vuole costanza e rispetto per le inclinazioni di questi maschietti in erba. E’ sicuramente più riservato. Con tuo figlio dagli i “suoi” tempi. Non tutti i bambini sono uguali e non tutti reagiscono allo stesso modo. Essere mamma è un’arte che si impara un po’ per tentativi, ma la ote più importante secondo me è l’osservazione :)!
      Non so forse ti confuso le idee ancora di più.
      Un abbraccio Robin e buona giornata :)!

  5. Avatarraffaella

    Mia madre ci faceva parlare fino allo sfinimento. E oggi io parlo fino allo sfinimento. Sarà per questo che mio marito quando gli dico che saremo insieme per sempre anche dopo la morte mi chiede se sia possibile, almeno, togliermi l’audio.
    Bellissima l’arte del raccontarsi.
    Raffaella

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