Il solito manifesto?

ATTENZIONE: il contenuto del post è altamente palloso.
A Pallandia Home una volta la domenica mattina si svolgeva in maniera molto soft. I soliti compagni si svegliavano con calma, portavano il caffè sul comodino, lo sorseggiavano a letto leggendo qualcosa (a dispetto di quanto le regole del feng shui sostengono, la camera era invasa da libri ovunque, adesso un po’ meno, ma solo per evitare che mani troppo appiccicose sciupino quanto appartiene ai soliti genitori). Sempre con una certa nonchalance andavano verso il mare per fare colazione. Colazione voleva dire secondo caffè e lettura dei quotidiani. L’inserto della Domenica del Sole 24 ore si colleziona(va) da tempo immemore (adesso gli arretrati arrivano solo ai sei mesi precedenti, visto che la solita casalinga ha deciso di liberare lo sgabuzzino).
Post-figli il Sole 24 ore arriva a Pallandia Home, ma il momento preciso in cui i soliti genitori riescono a leggere e capire quanto letto hanno tempi meno regolari. Infatti questa mattina alle 5 la solita donna, svegliata da una Pallottolina fastidiosa, ha deciso di alzarsi e mentre sorbiva il suo caffè si è letta l’inserto culturale di ieri.
Le è venuto un colpo.
Il titolo è “Noi, analfabeti seduti su un tesoro”
Si tratta del terzo appuntamento dedicato al “Manifesto per la costituente della cultura” (i precedenti sono qui e qui), che la solita donna sottoscrive in pieno, perché di quanto scritto tra le pagine finanziarie ne è pienamente consapevole e recuperando gli articoli delle domeniche precedenti le è sembrato che “Loro-Sole-24-ore” le avessero letto nel pensiero (la solita megalomane).
Gli italiani hanno una grande risorsa, il Sole 24 ore parla di brand, ma è la stessa cosa ed è la “Cultura italiana”, è la storia, è l’arte (nel senso più ampio che comprende la pittura, la scultura, l’architettura, la letteratura, la musica!), solo che non la sanno “sfruttare”.
Ok, niente di più ovvio, no?
La solita ipercritica si infervora perché questi discorsi, guarda caso, escono nei momenti di crisi, ma poi lasciano sempre il tempo che trovano. Nessuno ci crede veramente, nessuno investe in “Cultura” e intanto il futuro dei bambini va a farsi benedire.
Ma la situazione è seria. Non c’è solo un problema di mancanza di riconoscimento della “Cultura” in quanto patrimonio sociale, oltre che economico. C’è un problema di ignoranza diffusa che fa da sottofondo a questa mancanza.
Penserete, la solita snob, vero? E no invece.
L’80% di noi (e ci si mette pure la solita mamma, la sua vicina, la zia, l’amico) è un “analfabeta funzionale” (in realtà non esiste una traduzione italiana per functional illiteracy). Questo non vuol dire che non si sappia leggere “tecnicamente”, ma l’80% fa fatica a capire cosa sta leggendo.
Il solito terrorismo mediatico? Oppure, con un’alzata di spalle, pensare “Ma tanto a me e alla mia famiglia non ci riguarda“?
Anche la solita donna è arrivata alle stesse conclusioni.
Poi ha ripreso in mano Tullio De Mauro e le è preso lo sconforto. Perché, nonostante l’illustrissimo quotidiano abbia ragione dal punto di vista della cronaca d’attualità, le soluzioni proposte hanno il sapore del déja vu e di lontano dalla nostra quotidianità (il Manifesto per la costituente della cultura del 19 febbraio scorso prevede 5 punti: 1. strategie di lungo periodo, 2. cooperazione tra i ministeri, 3. l’arte a scuola e la cultura scientifica, 4. l’arte a scuola e la cultura scintifica, 5. merito, complementarietà pubblico-privato, sgravi ed equità fiscale).
In questa fase di insolita progettualità la solita mamma ri-lancia una proposta più leggera, meno impegnativa, alla portata di tutti.
Perchè non investire nella propria “istituzione culturale” per dare un segno tangibile ed evidente che la “Cultura” è vitale per noi e per il nostro futuro?
Sì, ma come?
Da quand’è che non andate nel vostro museo cittadino? La “Cultura” può spaventare, mettere in soggezione, ma come per qualsiasi esercizio “fisico” richiede costanza e nel medio termine dà grandi soddisfazioni (certo chi vive a Roma o a Firenze ha un c. galattico e ha maggiore scelta, magari può scegliere orari e giorni che non siano presi d’assalto dai turisti). E farlo perché vi fa sentire bene, anche se il vostro museo è piccolino e apre solo in orari improbabili.
Quanti di voi frequentano la biblioteca pubblica? Ce ne sono di più o meno grandi. In alcuni casi, quelle piccole, sono preziosi gioielli dove perdersi, magari facendo quattro chiacchere con il bibliotecario (a dispetto di chi pensa che quella professione sia o troppo da “snob” o troppo da “socialmente deviati”: per la cronaca la solita mamma è una bibliotecaria per ragazzi eh).
Cercate il Bello della vostra città, un particolare architettonico, uno squarcio nel paesaggio, un angolo di interesse storico.
La solita mamma non si accontenta ancora e vi lascia con una proposta: ridefiniamo la “Cultura” della quotidianità, perché la “Cultura” sia di tutti, partecipata da tutti, parte del dna di tutti, condivisa e contagiosa, senza snobbismi, senza “mignoli” alzati, senza paura. Non lasciamo solo agli Altri, (entità spersonalizzati come governo, scuola, società), il compito di riappropriarci di un patrimonio sociale, oltre che culturale, che è già nostro.
Chi ci sta? Si accettano idee da diffondere, in cui credere davvero e da portare avanti tutti insieme ogni giorno, se no, non vale.
Sì, sì. La solita mamma ha cominciato una nuova cura omeopatica che pare stia dando questi effetti.

12 Comments Il solito manifesto?

  1. AvatarEu

    In effetti bisognerebbe farlo, vincere la mia pigrizia cronica. (per renderti l’idea, ho comprato le bustine per il gatto perchè le scatolette sono troppo da sbattimento… Questo è il grado della mia pigrizia…)l’ultimo museo che ho visitato è stato più o meno 3 anni fa 🙁

    1. AvatarLa solita mamma

      I miei erano solo esempi banali. E’ per questo che chiedo anche a te come avvicinarci alla “Cultura”, non necessariamente in senso fisico.
      Con il libro “L’arte a colpo d’occhio” del il Castoro, i miei bimbi hanno giocato con la Gioconda senza saperlo…
      “Cultura” è rispolverare in chiave ironica i provEUbi…
      Ti sembro pazza vero?
      Penso che bisogna ri-partire da qualche parte, e questo può essere un modo, banale forse, ma ci possiamo provare…

  2. AvatarLaNinin

    Ahhhh! Con me trovi “trippa per gatti”!
    Sì, perchè da quando è iniziata la crisi, dal 2008 circa, la mia famiglia è in controtendenza.
    Siccome ci possiamo permettere solo pochi giorni di vacanza, approfittiamo dei beni culturali per riempirci gli occhi e l’anima: portiamo i nostri figli a mostre di quadri, a vedere case museo, abbiamo la tessera per un cinema cittadino che ci permette di pagare il biglietto il 50% in meno, frequentiamo settimanalmente la biblioteca comunale che essendo parte di un consorzio ci permette di ordinare i libri anche da altre biblioteche e ce li fa ritirare qui (tra l’altro prima o poi farò l’elogio alle biblioteche pubbliche, lo prometto), approfittiamo delle giornate del Fai o di quelle del ministero dei beni culturali, insomma ottimizziamo e cerchiamo di risparmiare, ma non rinunciamo al bello, perchè siamo convinti che “la bellezza ci salverà”!
    Abbiamo qualche inutile maglietta in meno, ma giornate bellissime da ricordare in più!

  3. AvatarVelma

    Devi sapere che in genere i post e/o i commenti io li scrivo mentalmente in due momenti ben precisi della giornata, ovvero quando dopo pranzo riordino la cucina oppure quando tento, in genere invano, di addormentare Scooby per il riposino mattutino e pomeridiano. Poi quando ho tempo li scrivo realmente e in genere sono in buona parte diversi da come li avevo pensati. Questo commento rientra in quelli nati mentre pulisco la cucina. Mentre asciugavo il piano cottura (che il mio piano cottura è di quelli in acciaio che se dopo che lo hai lavato non lo asciughi come si deve era meglio non lavarlo affatto), quindi, mi ritornava in mente un mio bizzarro professore dell’università. All’inizio del corso ci disse che per superare l’esame non occorreva alcun libro di testo, dovevamo però oltre al progetto finale effettuare delle letture settimanali, di cui dare conto in un quadernetto personale. Una di queste letture era, appunto, l’inserto domenicale de Il sole 24 ore.
    Beh, mi sono decisa a dare l’esame solo diversi anni dopo, perchè, devi sapere, io sono una a cui certe imposizioni stanno strette…insomma queste letture obbligate le avevo proprio prese a noia.
    Ecco perchè quando oggi sono arrivata sul tuo blog e ho iniziato a leggere prima i tuoi avvertimenti sulla pallosità dell’argomento e poi la fonte, mi sono arrestata all’istante. Poi scorrendo in basso mi è caduto l’occhio su una scritta blu “Velma” e ho pensato “oh cavolo, la solita mamma mi ha chiamata in causa su qualcosa, devo leggere”.
    Tutta questa premessa serve innanzitutto per farmi rientrare di merito nell’80% di analfabeti culturali.
    Hai ragione, la “cultura” è ben altro e in Italia le cose non vanno affatto bene e ne hai parlato tu stessa in altri post lamentandoti della precarietà in cui la maggior parte di noi vivono.
    Ed è anche a questo che mi riferivo quando nominavo chi lavora nei call center, oramai pieni di persone competenti, la maggior parte delle quali con una laurea in tasca, ma con la disperazione e il senso di provvisorietà che oggi si respira nell’aria.
    Tuttavia c’è un “ma”.
    Intorno a me vedo che qualcosa si muove, vedo che il mio territorio nel suo piccolo, con sbagli e clamorosi affondi, ci sta provando ad emergere. E a mio avviso anche questo è cultura.
    è cultura promuovere manifestazioni, incontri, concerti, rassegne e quanto altro che mettano in luce le caratteristiche di un territorio che per le proprie peculiarità, pur facendo parte di un contesto globale, se ne differenzia.
    Nel mio piccolo cerco di trasmettere, nei modi in cui sono capace, alle mie figlie la cultura che si radica nelle nostre tradizioni e nelle nostre usanze.
    Ora mi vorrai perdonare, ma nel mondo virtuale, almeno, cerco di dissociarmi da considerazioni troppo serie, preferendo trattare con “metodo scientifico” tutt’altri argomenti…quindi…lo sai che quando recitiamo “Manny Tuttofare” in famiglia ci manca giusto giusto “Daria, la bibliotecaria”? Con annessi e connessi credo che quello tuo e di Daria (ahahah) sia un punto di vista privilegiato sul mondo dei ragazzi…continua a dare consigli, sono ben graditi!

  4. AvatarLa solita mamma

    Grazie per esserti sciroppata il post di oggi!
    Grazie per questo bellissimo commento!
    I consigli continueranno, perché quando inciampo in un libro speciale, faccio fatica a tenerlo solo per me!

  5. Avatarvalepi

    affatto palloso!!
    condivido in toto e sono contenta di averti scoperta… se queste sono le premesse, credo che stare un po’ qua mi piacerà 🙂

  6. Avatartowritedown

    Personalmente non trovo nulla nel tuo scritto di palloso 🙂

    E ti ringrazio di avermelo segnalato, io, se sei d’accordo, lo riporto tra i vari contributi del Manifesto che ho promosso anche sulla scia
    dell’iniziativa rivolta al Governo dall’inserto Domenica.

    Di cui, come te, sono anche io affezionata lettrice con ritagli vari in attesa di essere letti (non posso conserare tutte le copie, non ce la farei mai!).

    Le tue pillole di saggezza per inserire un po’ di cultura nella quotidianità di tutte sono semplici e pratiche: non possiamo che farci portatori di queste iniziative nelle comunità in cui viviamo sperando di vedere i piccoli cambiamenti di cui ci ha dato testimonianza Velma.

    A presto! Grazia

  7. AvatarTamara

    Ciao! Arrivo qui attraverso il blog di Grazia. Questo tuo post mi è piaciuto per quello che proponi, perchè penso tu abbia proprio ragione. Si può ripartire proprio dalle piccole cose, dalla biblioteca o dal museo cittadino, che invece solitamente sono snobbati. Si ritiene sempre che “cultura” sia altro, qualcosa di molto “cool” (parola che va di moda). Ho detto a Grazia che oltre al mio contributo già scritto, avrei buttato giù un post proprio sul fatto che spesso la cultura va soggetta ad interpretazioni unilaterali, specialmente in questo periodo…Ancora non l’ho scritto, ma intanto mi ha fatto piacere leggere il tuo post e trovarvi qualche idea che frullava anche nella mia testa.
    Un saluto!

    1. AvatarLa solita mamma

      Benvenuta ;)! Grazie di essere passata da queste parti. E’ stata veramente una bella sorpresa il blog di Grazia. Sono convinta che il web si dimostri sempre più una risorsa “contagiosa” in generale, ma quando la si può usare per fare qualcosa di “grande” (e la Cultura la considero immensa!) io ancora più contenta. Io sono vorrei riuscire ad essere “contagiosa” soprattutto tra le mamme di bimbi piccoli, perché accanto ai giochi, mettano vicino ai loro bambini anche dei libri. Credo molto nella Lettura A Voce Alta (parlo impropriamente di metodo LAVA!) da parte di un genitore per il proprio bambino. La grande sfida però è raggiungere e contagiare quei genitori che alla parola “libro” e “lettura a voce alta” gli viene un attacco di allergia. Per il bene dei loro figli forse sono disposti a fare un “sacrificio”… Ci credo e ci penso e ci rifletto e spero di riuscirci… (la solita esagerata vero?)
      L’amore per l’arte in generale passa anche attraverso le attuali generazioni di piccoli lettori ;)!
      Grazie Tamara e ti seguirò nelle tue idee “frullate” ;)!

Comments are closed.