Il solito buon anno

Oggi la solita mamma è rientrata a Pallandia Home, ma una grossa fetta del suo cuore è rimasta con i soliti nonni.
Le palline aspettavano la solita mamma da più di dieci giorni.
E’ stato il primo Natale che la solita famiglia ha passato divisa.
Pallino ha rassicurato la solita mamma sulla somministrazione della giusta alimentazione alle renne di Babbo Natale. Ha precisato di essersi organizzato anche all’eventualità che le renne lasciassero un po’ di cacca sul terrazzo (- Mamma, non ti preoccupare avevo lo scottex).
Babbo Natale ha soddisfatto perfettamente le richieste di tutte le palline (- E’ stato bravo Babbo Natale, mamma. Ha capito bene cosa volevamo)
Il giorno di Natale le palline si sono divertite a casa della vicina F. Hanno fatto da paggetti nella distribuzione dei regali agli oltre venti invitati presenti. Hanno ballato con la musica della chitarra elettrica del figlio ventenne di F. e sterminato la scorta di biscotti alla crusca della padrona di casa. Il giorno di Santo Stefano hanno replicato l’invasione a casa della vicina e si sono divertiti da pazzi.
La solita figlia invece ha trascorso gli ultimi dieci giorni in ospedale a fianco della solita nonna. Tenace nel dolore come è sempre stata nella vita, la solita nonna soffre da matti, ma resiste a dispetto di tutte le estreme unzioni e le peggiori previsioni mediche.
La solita mamma ha dovuto lasciare la solita nonna alle cure della solita zia e del reparto di ematologia (soprattutto il gruppo di infermieri straordinari senza i quali la solita nonna e la solita mamma in questi giorni non avrebbero saputo davvero come fare).
Bellissime pillole di saggezza ospedaliera in dialetto veneziano hanno fatto apparire un paio di sorrisi sulla bocca della solita mamma.
La prima è: – No stemo misiar e mosche [Non mescoliamo le mosche]. La perla è stata espressa in occasione di un tentativo da parte della solita mamma di aiutare la solita nonna con dei massaggi per alleviarle i dolori alla schiena. L’infermiera sconsigliava con questa bellissima espressione di usare la crema idratante.
La seconda perla appartiene alla migliore infermiera che la solita mamma abbia mai incontrato nella sua vita e recita: – ‘O so che ti xe fiapa come na canocia ciuciada [Lo so che sei debole come una canocchia svuotata]. La mitica Ale cercava di convincere la solita nonna a mettersi seduta per alleviare per un po’ i dolori alla schiena.
Insolito inizio anno.