Insolite prospettive

Vivere giorno e notte in ospedale fa nascere strane relazioni.
La solita mamma è sempre stata convinta di essere una persona asociale, poco socievole, molto restia alle relazioni umane. Questa convinzione le veniva dalla solita nonna, la teorica della timidezza della solita figlia maggiore. Università lontana da casa, un marito e tre figli e 300 km di distanza non hanno mai scalfito questa tesi nonnesca (la solita mamma in-modalità-figlia si rende conto di quanto il genere “mamma” possa involontariamente essere deleterio per il genere “figli” nel momento in cui la voce materna risulta per l’udito filiale incontrastata e onnipotente). E in fondo il peso delle parole della solita nonna sulla solita figlia risultano ancora tatuate a fuoco nell’anima ed è difficile per lei liberarsene, nonostante tutto.
A dispetto dei tatuaggi mentali la solita mamma in questi mesi si è occupata delle relazioni pubbliche extra-pallandia.
In pratica: socialità pura.

Rapporti con i soliti parenti.
All’inizio per dare informazioni, negli ultimi tempi per rassicurare, loro.

Rapporti con il mondo ospedaliero.
Relazioni fragili ma fondamentali, con livelli di professionalità diversissimi tra loro (perché in ospedale ci sono nell’ordine i primari, i medici e i medici di guardia, i capi-infermieri, gli infermieri e gli aiuto-infermieri, gli ooss e, per finire la gerarchia, gli addetti alle pulizie), ma tutti altrettanto importanti per il malato e per i suoi parenti, relazioni per altro moltiplicate per gli enne reparti in cui il degente viene spostato.
Rapporti con gli altri malati e con i loro parenti.
L’ultima compagna di camera della solita nonna in ordine temporale merita un’attenzione particolare.
Il suo nome è Redenta e ha 98 anni. La nonnina è stata operata e accompagnata in corsia completamente da sola. Sorda, un po’ stravolta dall’anestesia, Redenta ha adottato la solita mamma come aiutante di fatto. Il compito principale per l’insolita infermiera è grattare la testa alla signora. Il secondo compito è stato chiamare qualcuno dell’ospedale per evitare che la nonnina si levasse i tubicini vari da braccia, collo e naso (cosa che è riuscita comunque a fare durante una pausa della solita mamma che si era assentata per andare a salutare il solito nonno). Il problema fondamentale in tutto ciò è che la vecchietta è mooolto sorda. In modo alquanto rocambolesco la solita mamma e l’insolita nonnina si sono trovate e si sono capite. Si sono raccontate le proprie storie e i propri dolori e ogni tanto la vecchina, per ringraziare la solita mamma della sua presenza, le manda baci, le fa battute sui suoi tubicini (li chiama “le chiavi per il Purgatorio” e la solita mamma la corregge “del Paradiso, Redenta”) e questo le fa sentire bene. Il figlio della signora Redenta compare ogni tanto e si giustifica per non poter essere presente in ospedale e la solita mamma non sa cosa dire per giustificare la propria invadenza.
Le insolite conclusioni a cui è giunta la solita dissociata è che da “mamma” cercherà, ancora di più, di non imporre i propri stereotipi alle tre palline e che “insegnare l’empatia” sarà la priorità nell’educazione e nella formazione delle persone che la solita donna sta crescendo.
Insolite riflessioni.

6 Comments Insolite prospettive

  1. Velma

    È proprio vero che a volte ci convinciamo d’essere come gli altri dicono di vederci, e ci comportiamo da tali, anche se magari non lo siamo o non lo siamo più. Mia madre e Miasorella mi descrivono come antipaticamente scontrosa e asociale con il prossimo…in realtà non lo sono…almeno non con il prossimo, ma solo con chi voglio e quando lo voglio!

  2. White B.

    Ci sono certe occasioni nella vita che ci fanno capire (paradossalmente) che chi ci sta vicino, non ci conosce affatto fino in fondo, come invece dovrebbe essere. Essere marchiati con un aggettivo “a vita” senza possibilità di dimostrare a chi ci ama di più che siamo diversi, che crescendo siamo cambiati, è pazzesco perchè a volte, la loro convinzione ci fa credere di essere veramente così!!!

    Le tue riflessioni sull’esperienza ospedaliera sono meravigliose, il tuo aiutare col cuore oltre che la tua mamma anche nonna Redenta e così tutte quelle che condividono la camera con voi fa emergere una solita mamma tutt’altro che asociale!
    La tua forza è riconoscerlo e nonostante tutto accettare tua madre così com’è e capire come cercherai di essere con i tuoi figli!
    Brava, brava, brava!
    Non tutto il male viene per nuocere
    🙂 White B.

  3. Alice

    L’anno scorso mia mamma ha avuto un ictus dal quale si è ripresa abbastanza bene anche se cammina col bastone e ha perso un po’ l’uso della mano sinistra. E mentre era in ospedale, lo scorso luglio, c’era una sigora ottantasettenne meravigliosa. Abbiamo riso tantissimo con lei e condiviso le esperienze dolorose della sua vita. E’ stato un momento bellissimo e anch’io ne ho scritto un post. Aprirsi agli altri è sempre un’esperienza nuova e sorprendente.

    1. La solita mamma

      Mi hai fatto rileggere questo post, che non ricordavo più… E’ un periodo così vicino e così lontano, ma Redenta e il suo sorriso sdentato come la ricordo…

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