Il solito rito di passaggio

Extra-Pallandia.
Oggi la solita mamma si perde la gioia negli occhi dei due figli maggiori che festeggiano il loro rito di passaggio a scuola. Per loro è finito il tempo del quasi e diventano altro, più grandi, pronti alla nuova ricerca che ogni anno li coinvolge completamente, li fa crescere e li aiuta a sentirsi autonome ed indipendenti.
Le solite maestre stanno facendo un lavoro meraviglioso nella loro scuola, che a colpi di scure il Solito Comune sta abbattendo anno dopo anno. L’anima della solita scuola materna dei bambini è un gruppo di insegnanti sperimentatrici che stanno andando in pensione in silenzio, senza poter lasciare la loro esperienza in dote a nuove generazioni di educatrici.
Esternalizzare è bello, è conveniente, ma la progettualità va a quel paese.
Egoisticamente la solita mamma fa i conti con l’età delle maestre, sperando che anche Pallottolina, l’ultimogenita, possa respirare la filosofia che sta plasmando le menti dei suoi fratelli.
Intanto questa mattina al telefono la pignolissima Pallina ha fatto sentire all’insolita esule la canzone che le permetterà di crescere-trattenendo (e la solita mamma immaginava la gestualità rituale che accompagna questo concetto, ma anche il senso profondo di questa affermazione).
Anche il solito papà provava ad alta voce il suo discorso per le maestre:

– Scusate la solita famiglia, ma chiedeteci tutto ma non di fare dolci e pasticcini. Siamo pessimi.

Il compito per i genitori è quello di riprodurre su dolci o salati l’immagine del simbolo del proprio figlio.
I soliti genitori sono assolutamente incapaci di cimentarsi in tale impresa (e non solo perché la solita mamma non c’è, visto che l’anno scorso l’orrore prodotto fu immortalato in un video, che i bambini riguardano spesso, e che testimonia e ricorda alla solita mamma la sua inettitudine culinaria).
Anche questo vuol dire crescere, magari senza trattenere certi penosi particolari.
I soliti adulti imbranati.

3 Comments Il solito rito di passaggio

  1. La solita mamma

    Dall’inizio dell’anno scolastico i bambini vivono il tempo del “quasi”. Quasi scoiattoli per i piccolini, quasi gatti per i bimbi dei quattro anni e quasi panda per i grandi. In questo periodo vi sono delle rituualità che vengono tramandate dai più grandi ai più piccoli (il filo rosso, la pelliccia e altri simboli). Quando la formazione dei simboli è avvenuta finisce il tempo del “quasi” e i bambini vengono riconosciuti a tutti gli effetti scoiattoli, gatti e panda. Alla festa dei passaggi vengono consegnati dei compiti che dovranno essere svolti entro la fine dell’anno. Lo spunto parte sempre da un libro. Due anni fa tutta la scuola ha lavorato sul libro Gocce di voce e in particolare sull’ultima poesia che parla di un fiume che scorre (la prima volta che l’ho letto mi sono seriamente commossa!), l’anno scorso hanno lavorato su Maremè di Tognolini (altrettanto meraviglioso!) e quest’anno lavoreranno su Il tempo di Menena Cottin della Gallucci. Ogni lavoro è ” circolare”, nel senso che parte da un punto per ritornare allo stesso punto ma con la consapevolezza per i bambini di essere “cambiati” e cresciuti.
    Forse ho dato per scontato troppe cose in questo post, perché dopo tre anni di questo tipo di progetti mi rendo conto che parlo la stessa lingua dei miei figli. Scusatemi… Non so se sono riuscita a spiegarmi meglio…

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