Insolito compleanno

Cinque anni fa.
Martedì 17 ottobre 2006
ore 7.30
– Siamo vicini al momento x – la solita mamma ritornando dal bagno, dove tracce evidenti di strani sussulti nella sua pancia si erano evidenziate.
– Come? Non sono ancora pronto – ribatteva il solito “sfuso” futuro papà (in perenne ritardo nella vita su ogni cosa).
– Veramente sono nove mesi che Alien alberga in me. Non è troppo tardi, è in perfetto orario.
E il solito papà decisamente pensieroso si era avviato al lavoro.
La solita mamma invece aveva fatto suo il precetto dell’ostetrica che l’aveva accompagnata a quel momento con un bellissimo corso pre-parto. Si era riposata, si era organizzata la spesa (doveva essere per lei, ma poi era risultata più utile per lui), si era di nuovo riposata.
ore 11.30
Risveglio di soprassalto con uno strano dolore, ma uno solo, alla pancia.
Con il senno di poi, la solita mamma si rende conto di aver passato tutto il 17 ottobre del 2006 ottenebrata dagli ormoni.
Sorriso da deficiente, pronta al peggio, in attesa beata.
ore 17
Appuntamento di controllo preventivato da un mese con il ginecologo.
– Signora, siamo a un centimetro e mezzo. Direi che ci siamo. Se invece non dovesse succedere nulla, ci vediamo domani in ospedale per il monitoraggio. Mi raccomando. Se le contrazioni si manifestano a intervalli regolari, ogni 10 minuti, si avvii verso l’ospedale.
La solita mamma normalmente possiede una tolleranza zero al dolore, ma quel giorno sembrava sotto l’effetto della morfina. Rideva con le lacrime per qualsiasi sciocchezza (si ricorda ancora di una panda blu, il cui conducente risultava incapace di cambiare marcia – o forse la panda era dotata di una marcia sola – e il rumore “su di giri” di quella macchina la faceva morire dal ridere). Ha mentito al solito papà indegnamente. Il solito prode si era dotato di orologio e notes per appuntare il ritmo delle contrazioni, ma lei sdrammatizzava dicendo che non erano vere contrazioni.
ore 20
– Credo che sia ora di andare adesso, ricordati di prendere tutto – la solita mamma cominciava ad accusare la situazione.
– Via, via, via! – l’insolito puntuale, con una certa fretta.
E qui il pensiero della solita mamma andava a quel personaggio che la accompagnava in ospedale, pallido, terrorizzato e che all’ultima puntata del corso pre-parto aveva avuto il coraggio di alzare la mano, proprio quando l’ostetrica aveva chiesto se c’erano domande, e lui, proprio il padre della sua creatura, aveva chiesto: – Ma se uno non se la sente di entrare in sala parto? – E la santa ostetrica gli aveva risposto che sarebbe stato meglio che il papà restasse in sala d’aspetto, perché lei, l’ostetrica, avrebbe avuto a che fare con la mamma e il pargolo in arrivo.
Ecco, con questi pensieri sfocati, la solita mamma si avviava in ospedale, sempre sospesa, inebetita.
ore 20.30
– Brava solita mamma, va tutto bene, tutto procede bene, la dilatazione prosegue – un’altra magnifica ostetrica che avrebbe accompagnato questa scalcinata improbabile donna verso la maternità vera.
ore 23
– Direi che ci siamo proprio. Possiamo entrare in sala parto – l’ostetrica delle meraviglie.
– Chiama l’amica Enne – dice la solita mamma al solito papà.
– No – risponde l’impavido – entro io!
– Ok, quella impazzita sotto l’effetto di ormoni geneticamente modificati sono io. Non sei mai riuscito ad entrare in un ambulatorio senza avere dei giramenti di testa, come pensi di farcela? Qui si fa sul serio – la solita drogata.
– Ce la faccio, ce la faccio. Chiamo Enne per dirle che entro io! – l’insolito convinto.
Lo aspettava una sorpresa. L’ostetrica invece di voltare a sinistra (dove il solito papà ricordava esserci la piscina per il parto in acqua e vari altri attrezzi per il travaglio), quella imprevedibilmente si avviava a destra.
– Ma non andiamo da quella parte? – chiedeva il solito papà, sbiadendo improvvisamente.
– No, no. Ci siamo proprio. La solita mamma è già pronta – la solita ostetrica.
– Ok – il solito papà.
– Ce la fai? – la solita mamma seriamente preoccupata per l’insolito coraggioso.
– Ce la faccio, ce la faccio – e dopo un attimo di sconforto si era ricordato di un’altra cosa, che gli permetteva di distrarsi dall’impellente svenimento.
– Dai che nasce il 17. Deve nascere dispari.
Ma la solita mamma abitava un mondo parallelo che ancora, dopo cinque anni, non sa spiegare.
Aveva il monitor dei battiti suoi e del suo bambino puntato verso di lei e vedeva perfettamente quando stavano per arrivare le contrazioni per l’aumento del ritmo. Ma quando i battiti diminuivano lei si addormentava. L’ostetrica la invitava a spingere quando partiva la contrazione, ma poi, passato quel momento, la solita mamma si riaddormentava.
Per la solita famiglia in versione ancora-figlio-unico Pallino è nato oggi. Lo festeggiano oggi, in forma riservata, solo loro.
Per l’anagrafe Pallino è nato di mercoledì 20 minuti dopo la mezzanotte (ed è nato pari, come voleva la sua mamma).
La solita mamma non appena l’ha visto non ha saputo trattenere le lacrime e la prima voce che Pallino ha sentito è stata quella del suo papà.
– Siediti, ti prego – insisteva la solita mamma, preoccupata sulla tenuta psico-fisica dell’insolito genitore.
– Non ce la faccio a stare seduto, non ce la faccio – e non appena provava ad appoggiare le sue natiche sulla sedia, saltava in piedi come una cavalletta con quel bambino, caldo caldo, accartocciato in quella strana coperta d’ordinanza tipica di una sala operatoria.
– Cosa gli dico? – chiedeva lo strano papà, che sembrava enorme con quel neonato in braccio.
– Fagli sentire la tua voce.
Sono stati il giorno e la notte più belli della vita della solita mamma.
Da quel giorno sarebbero diventati la Solita Famiglia, per sempre.
Da quel giorno ogni volta che Pallino avrebbe sentito la voce del suo papà, si sarebbe calmato. Solo con la sua.
Buon compleanno Pallino.

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