Insolite interruzioni tecnologiche

– Il telecomando non funziona – la solita mamma al solito papà.
– E’ la terza volta che lo smonto e lo accomodo.
– E’ il terzo telecomando con tre figli – la solita mamma.
– Questi bambini non devono più metterci le mani sopra! – il solito papà si rivolge in realtà ai tre figli che lo osservano con occhioni colpevoli da cuccioli in un silenzio innaturale.
Il tutto solo per una frazione di secondo.
– E’ mio! – Pallina.
– No, è mio! – Pallino.
– Naaa…. – Pallottolina, impavida e dotata di mani velocissime, scatta con il pezzo di pongo rosso superstite, rubato dalla scatola di materiale molliccio di un monotono color marrone.
Sblang! 
La terzogenita è già stata placcata, lasciata in lacrime dai fratelli più grandi, di nuovo complici per la riconquista della sostanza rossa da annettere al panetto di pongo color cacca.
– E’ proprio rotto – continua l’assorto solito papà, ignaro di tutto quello che accade attorno a lui, munito di cacciavite microscopico in una mano e di pezzi di telecomando nell’altra, tenacemente legato al problema di partenza “telecomando-rotto”.
– Ok, dobbiamo comprarne uno nuovo “generico” – risponde la solita mamma, che vuole arrivare al punto.
– No, bisogna prendere il telecomando con le stesse specifiche di questo, altrimenti non vanno tutte le funzionalità potenziali – il solito tecnologico.
– Tra 6 mesi dobbiamo cambiare il televisore perché passiamo al digitale terrestre e quindi non mi sembra il caso di spendere 50 euro per un telecomando che offre delle “funzionalità” che nemmeno usiamo – dice la solita mamma, altrettanto razionale – Inoltre il Signor rivenditore-specializzato-per-la-nostra-marca-TV ci riderebbe in faccia. E’ il terzo telecomando in 2 anni. E’ un’esagerazione per il tuo ego maschile.

Il giorno dopo.
– Cortesemente, metti in carica l’iPad che è scarico. Io non riesco ancora a muovermi per il mal di schiena – il solito papà ancora dolorante.
– Ok – la solita empatica.

Dopo un’ora.
– Mi porti l’iPad per favore? – il solito papà in bivacco nel letto.
– Certo – comprensiva
– Ma non l’hai caricato! – riacquistando una certa espressività nella voce.
– Come no, ad accendere una spina non serve mica il nobel – resiste la solita compagna.
– Portami la spina – il solito papà, privo di senso dell’umorismo, di abilità motorie e di educazione.
– Non funziona! – sentenzia. E poi osa chiedere – L’hai fatto cadere? – con il sopracciglio indagatore.
– Ma che, sei matto? Non lo uso mai, pur essendo mio. Me l’hai regalato tu. Ricordi? – si giustifica pure, senza motivo.

Nel pomeriggio al rientro a casa dei bambini.
– Pallino, seguimi. Fai piano, senza svegliare le tue sorelle!
– Dove andiamo mamma?
– Nel terrazzo a fare giardinaggio – dice la solita mamma, infilando guanti di gomma, cappellino e un paio di ciabatte.
Pallino e l’insolita giardiniera riescono in meno di un’ora a zappare, trapiantare, invasare, sradicare, mescolare, rimestare-per-far-sembrare-nuova la terra nei vasi e piantare due piante di lavanda (che, dopo un lasso di tempo estremamente lungo, curvano pericolosamente verso il basso i loro rametti). Stanchi, orgogliosi, complici e sudatissimi sono rientrati in casa per bere qualcosa di fresco.
– Che avete fatto là fuori? – il solito papà indolenzito, ma in piedi.
– Feng shui! Quando tutta una serie di oggetti meccanici cominciano a dare segno di insofferenza, e ci metto in conto anche la tua schiena, per il feng shui è arrivato il momento di liberarsi delle cose morte. E nel terrazzo ce n’erano un sacco – la solita mamma con il solito povero claudicante papà, incapace di seguire tutti i suoi percorsi intellettuali.
– A questo punto, con Pallino possiamo andare a comprare un telecomando – generico – per la tv e un nuovo alimentatore per l’iPad.

La solita praticità.