Le solite parole

Ci sono dei giorni un po’ così. Oggi è stato così per Pallino. Si è svegliato già stanco, aveva caldo e poca voglia di chiaccherare.
– Vuoi fare colazione? – la solita mamma.
– No, non ho fame… – Pallino.
– Andiamo al mare?
Pallino annuisce con la testa, ma senza un vero interesse.
– Pallino giochiamo alla “casa”? – Pallina.
Lui dice di no, solo con la testa.
La solita mamma prepara tutto per il mare, compreso Pallino, che non ha nemmeno la forza di infilarsi il costume. Non è il primo della fila, non chiama l’ascensore, cede lo scettro della primogenitura a Pallina. Accetta di prendere in mano un biscotto, ma ne assaggia solo il sapore appoggiandolo alle labbra.

Lungo il tragitto verso la spiaggia.
Ciliegia… – la solita mamma con la voce “da segreto”.
Pallino alza lo sguardo verso di lei.
Polvere… – la solita mamma apre il suo sorriso per Pallino.
E Pallino spalanca il suo, meravigliato.
Seggiola
E Pallino che ha lasciato la malinconia al semaforo oltrepassato ride con il cuore e con gli occhi azzurri e sospira per la solita mamma: – Ancora
E la solita mamma si inchina per baciarlo, mentre Pallino si allunga verso di lei, perché sa già che va a finire così.
Il solito potere delle parole e del loro attuale libro preferito La grande fabbrica delle parole* di Agnes de Lestrade e Valeria Docampo (Terre di mezzo, 2010).

*Link affiliato Amazon