Insoliti dolori indotti

A Pallandia Home quattro quinti della pallosa famiglia è entrata in un tunnel di dipendenza che si chiama Marvel (in versione fumetti e dvd) – grazie anche a un tunnel che si chiama influenza, mi pare, che dura da due settimane abbondanti. Il grande escluso, ma solo per spirito di orsitudine acuta e per una naturale indisponibilità a vivere con il fuso orario del resto del gruppo è il solito papà. Non che lui non adori i fumetti (e sì, odia l’influenza, come tutti i maschi pare): al contrario è un lettore fanatico seriale e nasconde serie intere negli antri più oscuri della solita casa per paura che il solito figlio – ché tanto il frutto non cade troppo lontano dall’albero – ne prenda possesso e se ne faccia una scorpacciata.

– Sono troppo violenti!  – E’ la tesi del solito marito. – E non sono d’accordo che tu li faccia vedere ai bambini.

– Veramente li guardo insieme ai bambini. E sono spunto per fare considerazioni sane, se è per quello.

Ed è così che alla solita mamma ogni tanto il dubbio l’attanaglia e la sfiora l’idea che un po’ di sana sdolcinata melassa disney possa fare bene.

ore 19.00: l’insolita casalinga è nella sua micro-cucina alle prese con la raccolta differenziata (that is to say: avanti e indietro tra la cucina e il terrazzo dove insieme ai pinguini stazionano i sei bidoni dell’immondizia: fazzoletti-fazzoletti nel secco, fialette della fisiologica nella plastica, limone nell’umido, ritagli e post-it nella carta in loop) quando le compare alle spalle la terzogenita in lacrime.

– Che succede amore?

– Mamma… – con goccioloni in caduta libera in quantità.

– Che c’è? Hai litigato con tua sorella? Con Pallino?

– No, mamma…

– Dimmi micia – prendendola in braccio e sedendosi nell’unica sedia disponibile, nascosta tra porta-finestra e mobile della cucina.

– Mamma, tu non muori vero?

– Certo che prima o poi morirò. Non ora. Non questa sera spero.

– Nooo… – con singhiozzi e uno sguardo disperato da far stringere il cuore della solita donna.

La crisi di Pallottolina, la terzogenita cinquenne, ha un nome (senza un cognome): Bambi*.
Ecco, quello stronzissimo cartone animato ha mandato in crisi la piccola di Pallandia Home, come nemmeno Wolverine* (infatti, quello con la solidarietà fraterna, le è piaciuto da impazzire).

Per punizione il solito padre è stato condannato per direttissima dalla Giuria Unica – la solita moglie imparziale – a vedere tre volte di fila la storia strappalacrime del piccolo cervo orfano.

No, non sono ammesse obiezioni ;).

 

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