Insolita campagna natalizia: salviamo gli insegnati dai colloqui

Weekend luuunghissimo, bello ma faticoso.
Venerdì è cominciato alla 4 della mattina con un bel mal di orecchie della terzogenita ed è continuato nel pomeriggio con i colloqui per gli altri due bambini a scuola.
La solita fortunata non ha ricordi dell’anno scorso sulla fatica che si deve fare per sapere come procede la scuola per i propri figli. Forse perché li ha beatamente aggirati, prendendo appuntamento prima con le maestre. Quest’anno non ce l’ha fatta e ha scoperto che l’appuntamento teorico nell’unico pomeriggio disponibile per entrare a parlare con i maestri è appunto teorico, un po’ come dal pediatra (che si dovrebbe entrare alle 16 e se va bene ci entri un’ora dopo).
Allora la solita filosofica si è posta due interrogativi: uno, che senso ha fare un calendario in cui si prevede di parlare di un figlio con uno (quando va bene) dei suoi genitori per 5 minuti, quando, se va bene, non basterebbe una giornata intera. E due, perché non salvare gli insegnanti da questa specie di prova di sopravvivenza.
Ebbene sì. In un primo momento la solita mamma era decisamente incazzata, perché doveva prevedere in quale delle due file (del primo e della seconda figlia – in due piani diversi) sarebbe riuscita ad entrare per prima, nonostante avesse dato uno scarto di 30 minuti tra i due appuntamenti, scarrozzandosi la terzogenita incazzereccia per via del mal d’orecchi e del poco sonno, oltre che al caldo, le tre rampe di scale da fare, la sete, la fame, mi scappa la cacca, ecc.
Poi quando è riuscita a parlare con i maestri (ehm, non tutti, visto che ne ha saltato uno) si è resa conto delle facce sfigurate che questi poveri cristi avevano. Possibile che non vengano in mente modi meno cruenti per far fuori quei disgraziatissimi dipendenti del Ministero dell’Istruzione (che dopo la Gelmini, meriterebbero un encomio di default). Insomma si affidano loro i propri pargoli e quindi li si vorrebbe coccolati, viziati e sorridenti e poi li si mura vivi per un giorno, con i riscaldamenti a palla, senza diritto di fare pipì e privi di sostentamento.
Ma possibile che nessuno ci abbia mai pensato prima ad una campagna di sensibilizzazione?
Ecco, il solito sfogo pro-scuola.
Detto ciò, la solita mamma è tornata a casa con gli occhi a cuoricino per le belle parole spese per i suoi figli. Ha esplicitato con le maestre la sua filosofia e cioè che non le importano i voti, ma la serenità con cui i bambini si avviano verso la scuola e la curiosità che la mattinata in classe lascia loro quando rientrano a casa. Nella solita pallosa famiglia questi sono gli unici criteri validi.
Pallino è il solito fortunato perché il suo gruppo può lavorare con tranquillità. Fondamentalmente in classe non ci sono problemi e le maestre sono straordinarie.
Pallina per contro è entrata in una classe complicata e dato il suo carattere aperto e disponibile (per la solita Simonetta non esistono bambini cattivi, ci sono semplicemente bambini che si sentono un po’ più soli per mille motivi diversi) spesso è presa di mira dai compagni più difficili. Aiuta tutti e le piace farlo nonostante gli effetti collaterali – a quanto pare.
Insomma la solita donna, con il passare del tempo si rende conto che la vita a scuola è una parte integrante dell’esistenza di una famiglia.
Niente di nuovo, direte voi. Ora è meno scontato anche per la solita ritardataria. La scuola purtroppo ha delle lacune, è innegabile, ma la solita Simonetta è convinta che si debba trovare una forma di collaborazione per il bene dei bambini e non solo del proprio figlio per aiutare gli insegnanti a lavorare con serenità.
Tanti pensieri, tanti baci, un sacco di coccole nella serata e una bella festa per le solite palline, oltre ad un premio speciale (ma di cui vi parlerò domani però).
E voi? Colloqui fatti? Sopravvissuti alla maratona :)?

5 COMMENTS

  1. Mi fa proprio strano sentire “parlare bene” degli insegnanti…..è cos raro!
    Da figlia di insegnanti so quanto è difficile stre dall’altra parte della cattedra, sopratutto di questi tempi dove oltre che combattere con gli alunni bisogna farlo anche con i genitori!
    Mia mamma chiama questi pomeriggi che hai descritto tu “SAFARI” nel senso che loro si sentono come animali nelle gabbie, esposti a tutta la gamma di genitori che va a visitarli (e spesso insultarli)!!!
    🙂

    • Ho visto i volti sfigurati di quelle persone e ho pensato che vanno difesi. Gli affidiamo il nostro bene più prezioso (e sappiamo bene quanto possono essere faticosi in cattività!) e poi li costringiamo ad una maratona assurda. Possibile che venga in mente qualcosa di più umano ;)? La tua mamma non ha qualche consiglio? Sono ben accetti!
      Grazie 🙂

    • Mah, credo che queste full immersion siano devastanti per tutti…la cosa migliore sarebbe andare a parlare nel corso dell’anno, negli orari di ricevimento…
      Ma probabilmente alcuni genitori non possono andare dai singoli prof in varie giornate e orari…..e quindi viene più comodo fare 1 infornata unica……

  2. I colloqui generali sono un’invenzione che ho visto alle superiori del grande.
    Bolgia infernale, ritardi, genitori imbufaliti e insegnanti che hanno talmente tanti studenti che non si ricordano di tuo figlio. Follie della scuola povera italiana o filosofia del via il dente via il dolore (tutti insieme in un unica fatica)? ;D

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