LAVA: Federica Campi

Oggi la solita mamma è felice di dedicare il Venerdì del Libro a tre libri raccontati con gli occhi e la passione della sua autrice, Federica Campi, scrittrice di libri per bambini (illustrati Simona Mulazzani).

Tre albi scritti da te e illustrati da Simona Mulazzani, entrambe pesaresi. Come nasce questa coppia artistica?
Simona l’ho incontrata alle Foglie d’oro, una libreria specializzata per bambini e ragazzi dove ho lavorato per un po’ di anni. Lei capitava ogni tanto a vedere i libri nuovi, gironzolava con il basco alla francese, la gonna a pieghe, la borsa a tracolla. Ci siamo conosciute così, in mezzo ai libri. Poi un giorno sono capitata nel suo studio, una specie di scatola cinese dove non si fa altro che aprire la scatola e quella dopo e quella dopo, perché ovunque si guarda c’è un ritaglio interessante, un colore, un bozzetto su fogli riciclati, un viso disegnato in un angolo del muro, uno story board che sbuca da sotto un libro sulla scrivania – e quel giorno da un cassetto Simona tirò fuori Oliva*. Erano disegni piccoli, un asino che spazzava, un maiale che faceva la frittata e una bambina che dormiva sempre.
Oliva* è diventato il primo libro fatto insieme.Pesaro, la mia Pallandia, è una città ricca di talenti. Ho già ospitato un’intervista a Luca Caimmi. E’ una coincidenza o secondo te ci sono altri motivi per cui la provincia di Pesaro e Urbino produce artisti?
Non lo so – ci sono luoghi che prendono qualche particolare conformazione o qualche anima. Sant’Arcangelo di Romagna è la poesia dialettale, Guerra, Baldini, Fucci. Pesaro divide quest’anima con Urbino, con la Scuola del Libro – credo sia qualcosa nelle nostre colline e nel mare. Il paesaggio non è solo un rullo che si srotola a fare da sfondo alle nostre vite. Come scrive Jamaica Kinkaid, l’incontro dell’uomo con un luogo è qualcosa che riguarda il destino, qualcosa di così profondamente necessario che non può essere detto a parole.

L’ultimo albo in ordine di tempo è La fata però* (Il gioco di leggere), ma ci sono anche L’Altalena di Mak* (Il gioco di leggere) e Il mondo di Oliva* (Edizioni corsare): a quale sei più affezionata dei tre e perché?
Amo moltissimo Oliva* perché il segno di Simona è primitivo e insieme di una profonda raffinatezza. Per scrivere quei testi ho cercato di far ‘suonare’ la raffinatezza di quel suo tratto, cercando un ritmo e un impasto di nomi e senso che non fosse semplice né scontato. Un testo a molte porte, da passare in molti modi. Anche La fata Però è stata una grande avventura, ma di diverso tipo. Per lei ci siamo incontrate spesso, ci siamo confrontate, la fata doveva avere qualcosa di speciale che non andasse al di là dell’essere se stessa, Simona ha fatto un lavoro formidabile.

Ci siamo conosciute quando lavoravi in una libreria specializzata per ragazzi, il sogno di molte: ma come ti sei “scoperta” autrice? E soprattutto per ragazzi? Sono convinta che scrivere per loro sia tutt’altro che facile, ma nei tuoi libri sembra che tu abbia sempre fatto questo nella vita.
Scrivevo molto anche in libreria, per le attività e i progetti che portavamo nella città e nelle scuole. Il primo ‘romanzo’ l’ho scritto in seconda media. Negli anni dell’università ho scritto molta poesia. Era un modo di pensare, di respirare, che non ho più lasciato. Non scrivo per bambini pensando di scrivere per loro, semplicemente mi accorgo che le storie e i modi delle storie, una volta che le abbozzo o le finisco, sono storie e modi belle o quasi belle per i bambini. C’è stata una storia – Il Natale di Fernanda – che scrissi anni fa e che poi trasformai in un racconto per adulti, perché lì dentro c’era qualcosa che non potevo affrontare solo con note surreali ma dovevo gestire con uno spartito più cupo, più consapevole. Il racconto fa parte della raccolta Baci da chi ti pensa sempre edito da Italic peQuod nel 2009.

Come o dove si impara a scrivere per ragazzi?
Si può imparare a scrivere, nel senso di diventare sempre più consapevoli di ciò che si scrive e di come e perché.
Scrivere per bambini, per quello che mi riguarda, è sapere che i bambini sentono e vivono tutto con un’intensità che è metà ingenuità e metà energia pura, e che dall’altra parte c’è anche la perdita, la paura, perché un bambino è  forte solo quando c’è l’adulto che lo protegge e gli permette questa forza. Il giorno, l’ora, il minuto che il bambino intuisce un vuoto, dietro di sé, quel momento è un senso vero della morte. Può accadere ‘fuori’ quando un bambino si perde al supermercato o per strada, ma accade ‘dentro’ la testa e il cuore di un bambino ogni volta che l’adulto non lo ascolta, non lo osserva, non si prende cura di lui.
Per questo scrivere per bambini delle volte può essere una responsabilità, non mi metterei mai a scimmiottare il linguaggio dei bambini, per esempio, con la mediazione consapevole ‘che sto scrivendo per dei bambini’, perché è certo che quello che ne verrà fuori sarà qualcosa di costruito a fianco, come lo sono i questionari rispetto alla letteratura, o le spiegazioni rispetto alla poesia – perdite di tempo, nel migliore dei casi, prese in giro nei peggiori.

A quale autore per ragazzi ti piacerebbe essere paragonata? E quale autore ti ha indirettamente influenzata?
Non so a quale autore mi piacerebbe essere paragonata. Isidro Ferrer e Spider (Daniele Melani) sono i primi nomi che mi vengono in mente, illustratori, artisti per prima cosa, che incontrano i bambini ‘naturalmente’ – per un immaginario e una cassetta degli attrezzi di costruzione di questo immaginario privi di mediazioni. Per il resto di scritture di qualità la nostra letteratura per ragazzi è piena, dirne uno o due non è carino, ne dirò tre: Antonio Ferrara, Sabina Colloredo, Luigi Dal Cin.

Ho partecipato alla tua presentazione de La Fata però: hai una carica straordinaria con i bambini! Quale dote bisogna avere per coinvolgere i bambini nella passione per i libri, secondo te?
Dunque, per rispondere a questa domanda forse dovrei fare un passo indietro, parlare di educazione prima di parlare della passione per i libri. Quando si parla con i bambini la condizione che sta a monte di questa parola data, è la parola presa: l’ascolto. Bisogna osservarli, i bambini. Nel momento in cui parlo con loro non ho un obiettivo diverso dal parlare con loro, certo, vorrei dire loro qualcosa, il mio ‘qualcosa’, ma il modo in cui poi di fatto il discorso si instaura nasce da un ascolto. Detesto il tipo di pedagogia trasmissiva, del tipo io insegno e tu impari, io so e tu non sai, io sono grande e tu sei piccolo, è uno sguardo falsato sulla natura dell’infanzia. Un bambino a 4 anni è un essere cui non manca nulla. Pensa, soffre, ama, teme, spera sì nei modi e con i mezzi di un essere umano di 4 anni, ma lo fa perfettamente dentro questi suoi 4 anni. Quando senti che è davvero così, anche i bambini lo sentono e la relazione che si instaura è autentica. In questo autentico l’ascolto e la parola generano una naturale condivisione.

Sei una mamma: cosa ti ha detto tua figlia quando ha letto le tue storie?
Ho due bambine, Elisa che ha 13 anni e Emanuela che ne ha 9. Ho sempre letto a loro le mie storie. Elisa sta leggendo l’ultimo romanzo per adulti al quale sto lavorando, mi aiuta a cambiare posto rispetto alla mia scrittura. E ricordo la sera che ho letto Oliva a Emanuela, prima della buona notte, lei tutta infagottata sotto il piumone, con le mani fuori perché voleva tenere il libro, la lampada sul pavimento, Oliva che dormiva sempre, ovunque, l’asino che portava via il vento e l’abbandono. I libri sono case da abitare, quella era la prima volta che abitavamo insieme una casa dove qualche mattone, qua e là, l’avevo messo io, ed è stato, in qualche modo, di una dolcezza confortante.

Mi sono inventata un metodo LAVA (per consigliare a Leggere A Voce Alta da parte di mamme, papà, nonni ai propri piccoli): potresti dirmi alcuni titoli che secondo te devono assolutamente essere letti a voce alta per bambini al di sotto dei 6 anni, a parte quelli scritti da te ovviamente?
I primi che mi vengono in mente, che hanno un posto nella mia libreria, sono: Il canto del piccolo grillo di Eric Carle (Mondadori), Emma la margherita di Spider (Orecchio Acerbo), Zuppa di sasso* di Anaise Vaugelade (Babalibri), Chiaroscuro di Guido Quarzo (Interlinea), Una storia magica di Emanuela Bussolati (La coccinella) e anche Rime per le mani di Chiara Carminati (Panini).

Sembra che l’editoria digitale stia cominciando a prendere piede anche in Italia: quale futuro immagini per l’albo illustrato per bambini? Potresti immaginare i tuoi albi (che hanno tre formati completamente diversi fra loro!) in versione e-book?
Ci sono già ottime cose per bambini in formato digitale, per esempio Timbuktu, rivista su iPad per bambini vincitrice della Mind the Bridge Competition. La piattaforma digitale permette strategie di comunicazione e messa in opera della creatività del tutto nuove rispetto al cartaceo, mi fa pensare a una zona di periferia di una città, nata con poche case, qualche negozio di alimentari e un parco, e che dieci anni dopo è più centro che periferia, con tante case, negozi, un centro sportivo, le piste ciclabili, un grande parco, un cinema, pizzerie – insomma una zona sempre meno periferica e sempre più abitata e vissuta, sempre più parte della città. Il fatto è che con questo non è che il centro storico viene abbandonato, e le vecchie strade di porfido distrutte. Il cartaceo è qualcosa che ha a che fare con la nostra storia, con la nostra umanità, è un’eredità che più che passata è acquisita dal nostro stesso essere nel mondo.

Grazie Federica della tua passione che contagia chi ti ascolta e chi ti legge.
Grazie a te di tutto – ospitalità, domande, amicizia – sono fondamentali per me, la vita è solo un intreccio di incontri, e sono contenta che ci sia stato anche il nostro.

Buon fine settimana a tutti.

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20 COMMENTS

  1. “Un bambino a 4 anni è un essere cui non manca nulla. Pensa, soffre, ama, teme, spera sì nei modi e con i mezzi di un essere umano di 4 anni, ma lo fa perfettamente dentro questi suoi 4 anni. Quando senti che è davvero così, anche i bambini lo sentono e la relazione che si instaura è autentica. In questo autentico l’ascolto e la parola generano una naturale condivisione.”
    Non è una meraviglia? E vale anche per gli adulti. Se ogni volta che ci rivolgiamo a un altro ci ricordassimo che è un essere umano con annessi e connessi, quanto ne guadagnerebbero le relazioni umane.
    Bellissima intervista Simonetta!

  2. ti faccio i complimenti anch’io e mi scuso per non conoscere ancora a fondo il tuo blog. ho già visto un paio di cose che mi piacciono molto molto. conto di recuperare!

  3. Un bellissimo post… mi hanno colpita soprattutto due spunti, uno secondario, uno no: il luogo in cui si sono conosciute le due donne, una libreria per ragazzi, uno di quei posti in cui è facile sognare, sentirsi bene e imparare. L’altro spunto, secondario, è l’accenno allo studio dell’illustratrice. Mi ha fatto pensare a quanto sia importante avere uno spazio per esprimere la propria creatività, fosse anche un tavolo, occorre inventarselo e difenderselo…
    Vorrei approfittare inoltre per invitarti lunedì 28 a Love of learning, un linky party che questa volta ha come tema “imparare viaggiando”, ti aspetto!

    • La cosa bella di Pesaro sono questi incontri casuali, con queste persone dalle quali non puoi fare a meno di essere affascinata.
      E’ questa la tranquilla vita di provincia che mi piace raccontare. Ed uno dei motivi per cui non potrei lasciare questa città…
      Grazie per l’invito ;)!

  4. Bella l’intervista, ottimi gli spunti di lettura!
    P.S. hai qualche consiglio di lettura sull’educazione sessuale per bimbi nella fascia 3-6 anni?

    • Noi abbiamo “Piselli e farfalline…” della Facchini editito da Fatatrac. E’ datato e non so se si trova sul mercato, ma sicuramente lo trovi in biblioteca.
      Vittoria Facchini è bravissima, ha fatto tutta una serie per Fatatrac molto ironica. Abbiamo anche “Mio fratello è una bestia”, “Sono grasso”.
      Sono sicuramente degli imperdibili ;)!
      Spero di esserti stata utile!

  5. Ma che bella intervista! Da marchigiana, poi… permettimi di dire che sono orgogliosa della mia terra e delle forze positive che è capace di sprigionare nei settori più disparati!

    • La domanda l’ho postadirettamente a Federica, perché di talenti qui a Pesaro ce ne sono da non credere ;)!
      Sono orgogliosa di vivere qui e di poter raccontare una realtà poco conosciuta, per la riservatezza tipica della zona!

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